Produzioni ed insediamenti produttivi in area medio-adriatica di età romana

di

Introduzione

Tra la fine del IV e gli inizi del III secolo a.C. in area centro-italica si assiste ad un’ampia organizzazione sistematica del territorio1, che viene completata risolutivamente per quel che concerne l’ambito amministrativo-produttivo in tarda età repubblicana; questa forma organizzativa coinvolge in particolar modo le attività produttive nei diversi settori, con specifica attenzione alla pastorizia ed alle variegate coltivazioni agricole presenti sul territorio stesso.

Tra le numerose attestazioni di produzioni e centri produttivi presenti in tutto il territorio, in questo lavoro sono state prese in considerazione quelle attività pertinenti alle produzioni ceramiche e ai manufatti pregiati presenti in contesti particolari – come ad esempio i luoghi di culto – alle numerose officine di ceramiche da trasporto e alle tipologie di insediamenti produttivi agricoli, tenendo conto delle connessioni, in determinati contesti ed in precisi ambiti cronologici, dei due tipi di insediamenti e/o delle strette relazioni tra loro esistenti. Seguendo un percorso evolutivo cronologico, è particolarmente interessante notare come si evolvano gli interessi specifici delle singole produzioni e si spostino a seconda delle innovazioni e dei cambiamenti a livello sociale ed economico-commerciale così come dell’ampliamento dei mercati a livello locale e internazionale2, in particolare nel passaggio tra l’età repubblicana e l’età imperiale.

Uno degli insediamenti produttivi più antichi riportati in luce (fig. 1) è situato all’interno del grande santuario di Lucus Angitiae, uno dei più grandi ed importanti in territorio italico, sia come impianto sia come culto. Il santuario apparteneva al centro urbano di Angitia-Anxa (attuale territorio comunale di Luco dei Marsi – AQ), nel territorio dei Marsi, impostato su un declivio montano che si affacciava sul Lago Fucino. L’impianto produttivo era composto da una serie di ambienti artigianali e da ben due fornaci, tipologicamente differenti ma cronologicamente vicine. Si tratta di una fornace circolare a pilastro centrale (tipo I/a) e di una fornace rettangolare a muro assiale (tipo II/a), al cui interno sono stati trovati frammenti di ceramica acroma, votivi e vernice nera distorti dalla cottura. La produzione artistica era sicuramente riservata ad oggetti e materiali rientranti esclusivamente nelle ritualità cultuali caratteristiche della religione italica ed in quelle attività economico-produttive presenti all’interno dei santuari italici3, con forte valenza nell’ambito pubblico. Le due fornaci sono entrambe databili alla fine del IV e agli inizi del III secolo a.C. e proseguirono la produzione almeno per un altro secolo4.

Fornaci e produzioni nel Santuario di Luco dei Marsi (AQ) – (da Cairoli et al. 2001).
 Fig. 1. Fornaci e produzioni nel Santuario di Luco dei Marsi (AQ)
(da Cairoli et al. 2001).

Alcuni impianti produttivi, solitamente esterni ad un’area sacra, ma che si trovavano nei pressi di un luogo di culto, venivano inseriti nell’insediamento urbano che man mano si andava creando nell’area circostante; e sono proprio queste attività produttive ed economiche che rendono possibile la creazione di un nuovo centro abitato lungo la viabilità principale5. La stessa dinamica evolutiva è avvenuta nel vicus di San Rustico (Basciano – TE), nel nord dell’Abruzzo. Situato su un terrazzo fluviale e lungo la viabilità principale, la Via Caecilia, l’insediamento subisce una risistemazione urbanistica dal II secolo a.C., molto regolare, alla quale appartiene la costruzione di un tempio. Il centro aveva conosciuto un forte incremento urbano ed aveva avuto un importante ruolo con forte vocazione economica, in particolare grazie alla presenza di officine metallurgiche e per la produzione, inquadrabile tra il II-I secolo a.C. e l’età romana, di arule votive in terracotta e vasellame ceramico, con forti influenze apulo-ellenistiche, impianti produttivi inizialmente strettamente legati al tempio stesso e successivamente inseriti nell’impianto urbano6.

Gli impianti produttivi e i manufatti sono stati comunque molteplici e variegati nell’area medio-adriatica, apportando vantaggi economici e benessere, e divenendo sempre più importanti e specializzati, in particolare tra l’età repubblicana e l’età imperiale. Tra le principali produzioni si annoveravano quelle delle lucerne, di cui sono note un’officina a Castrum Novum (Giulianova – TE)7, con una tipologia ripetitiva di lucerne a disco decorato, databili all’età flavia ed una nell’insediamento di San Vito Chietino–CH, dove nel I secolo d.C. operava un’officina per la produzione di lucerne Firmalampen8.

Una produzione particolarmente pregiata e notevole, riservata ad una élite sociale agiata e benestante, non solo locale e che ha determinato un forte impulso economico, riguarda i preziosi e ragguardevoli oggetti in osso. Tra il II secolo a.C. ed il I secolo d.C. in area medio-adriatica vi erano officine qualificate e maestranze artistiche altamente specializzate nella lavorazione dell’osso, in particolare bovino, e nella produzione dei letti funerari, ad imitazione di quelli ellenistici in bronzo, che esportavano in altri ambiti del territorio italico e del Mediterraneo antico9. Il considerevole numero di questi letti in vari siti abruzzesi ha permesso non solo di indicare questo territorio come probabile luogo di produzione, ma anche di attestare la capacità artigianale ed il fervore produttivo, economico e commerciale che interessavano ed investivano l’intera regione qui in esame, sottolineando ed evidenziando l’alto tenore di vita e di ricchezza della classe dirigenziale.

Attraverso le fonti epigrafiche sono inoltre attestate numerose attività produttive che non si limitano all’ambito strettamente agricolo; tra le numerose attività e produzioni sono molto spesso citate quelle degli acuarii, argentarii, aurifices, ephippiarii, pistores, stabularii, tectores, sculptores, purpurarii, lanarii e tutta una serie di attività e produzioni correlate in particolar modo all’allevamento ed alla transumanza10.

Una nuova evoluzione

I primi contatti con l’ambiente romano11, tra fine iv e III secolo a.C., hanno consentito alle popolazioni italiche non solo di ampliare il raggio degli scambi dal punto di vista territoriale e geografico, ma soprattutto di dare inizio ad una organizzazione sistematica del territorio italico, che verrà completata in tarda età repubblicana con il sistema della centuriazione e quello paganico-vicano, in particolare per quel che riguarda le attività produttive legate alla pastorizia ed alle coltivazioni agricole. Queste nuove condizioni sociali hanno portato, più o meno progressivamente, ad una sistemazione e pianificazione economico-produttiva variegata, con la creazione di connessioni molto strette e ben definite tra i vari insediamenti nei rapporti sociali e commerciali.

Nel II secolo a.C. molte fattorie ed insediamenti produttivi iniziarono una progressiva trasformazione ed un lento ampliamento che, in alcuni casi, li portarono a diventare delle vere e proprie villae rusticae in età imperiale. I nuovi modelli della villa rustica cominciarono progressivamente a diffondersi in territorio italico, coerentemente alla riorganizzazione dell’antico assetto territoriale, proprio tra il II ed il I secolo a.C. I profondi cambiamenti stravolsero inoltre gli aspetti organizzativi, insediativi e produttivi dell’economia agricola e pastorale locale, dando loro una nuova impostazione con un notevole incremento delle produzioni e degli scambi nei mercati regionali e del Mediterraneo12. Il sistema della villa, e dei vari insediamenti rurali, è alla base della nuova produzione agricola estensiva, della transumanza e, in particolar modo, di tutte quelle attività produttive ad esse collegate.

La distribuzione e la densità di questi insediamenti produttivi (fig. 4) lungo le principali strade e vie naturali di comunicazione, come le valli fluviali e la linea di costa, oltre a condizionare l’aspetto del territorio in antico, lasciano presumere l’esistenza di altri insediamenti simili, grandi o piccoli, non localizzati. La diffusione del modello della villa rustica, ben attestato ed inserito nel pieno I secolo a.C., come più importante tipologia insediativa e produttiva, ha trasformato profondamente l’assetto territoriale, l’uso e lo sfruttamento delle aree circostanti, con risistemazioni in piena età imperiale ed una continuità di vita almeno fino al VI secolo d.C.13 in tutto il territorio abruzzese. Tali insediamenti erano posti nei pressi della viabilità locale principale, e collegati tra loro da assi viari intermedi; molte volte erano collocati nelle immediate vicinanze dei percorsi fluviali delle principali valli, corsi che spesso venivano utilizzati anche per il trasporto di merci, specialmente verso i porti della costa adriatica14. A volte erano posti al centro di piccole o grandi proprietà terriere, in zone particolarmente favorevoli alla coltivazione di determinate colture, ed erano aziende agricole specializzate in specifiche produzioni, prevalentemente vinicola, olearia e laniera. I complessi corrispondevano, prevalentemente, agli impianti canonici di questa tipologia di insediamenti, anche se non sempre è possibile ricostruire l’esatta planimetria. I complessi produttivi numericamente più attestati nel territorio abruzzese sono le fattorie, provviste comunque di una parte residenziale anche se di più modeste dimensioni, e dei fondamentali impianti produttivi, per le contingenti attività di lavorazione e di immagazzinamento dei prodotti agricoli e pastorali. Queste fattorie rappresentavano il tipico elemento che caratterizzava fortemente il paesaggio agrario, in prevalenza di età repubblicana e imperiale, inserite nella grande rete produttiva/distributiva delle attività commerciali e di mercato. A questi impianti, così come a ville di maggiori dimensioni, vanno assegnati anche i rinvenimenti di numerose fornaci che dal II secolo a.C. circa a tutto il III secolo d.C.15 – in alcuni casi anche oltre – furono utilizzate per la produzione di contenitori da magazzino e da trasporto16. Questi impianti produttivi, di piccole e medie dimensioni, erano variamente presenti nel territorio, lungo la fitta rete viaria principale e secondaria, integrati nelle grandi villae e/o ad esse connessi. Non sempre costituivano una parte integrante del grande centro agricolo, dove il vino e/o l’olio venivano, a tempo debito, direttamente “imbottigliati” rendendoli così disponibili sul mercato e pronti per essere commercializzati all’interno di contenitori prodotti in loco; esistevano anche officine con fornaci che producevano anfore e dolia per più aziende agricole, in quantità consistenti e a seconda delle varie richieste, contenitori che venivano contrassegnati con i bolli dei proprietari terrieri e produttori di vino e olio, per pubblicizzare il proprio prodotto e come sigillo di garanzia e qualità.

Alcuni di questi impianti autonomi si trovavano principalmente lungo la costa, nelle immediate vicinanze di strutture portuali o piccoli attracchi, e comunque sempre nei pressi dei luoghi di produzione agricola. In particolare, sono da ricordare l’insediamento con fornaci per la produzione di anfore a fondo piatto17 in località Tesoro a Montesilvano – PE18 e quello con fornaci per anfore greco-italiche e adriatiche in località Piomba a Silvi Marina – TE19, che venivano poi imbarcate nel vicino porto della Statio ad Salinas e commercializzatenel vasto mercato adriatico e forse oltre. L’insediamento portuale della Statio Ad Salinas (Città Sant’Angelo–PE)20, lungo la Via Flaminia-Traiana, era, oltre che luogo di sosta, un approdo particolarmente frequentato per traffici via mare e via terra. Nei pressi vi era un insediamento artigianale ceramico. Questo impianto, sicuramente legato ad alcune villae presenti nella zona, era composto di fornaci specializzate nella produzione di anfore greco-italiche, Lamboglia  2 e Dressel 6A, utilizzate per il trasporto e la commercializzazione del vino. La produzione ha coperto, quindi, un lungo periodo storico ed in particolare questo rinvenimento ha reso possibile confermare ulteriormente la cospicua presenza di questa tipologia di insediamenti precocemente, ma anche e soprattutto il commercio su mercati extraregionali, via mare, di vino e olio almeno a partire dal III secolo a.C.

Un insediamento produttivo importante, all’interno dell’impianto di una grande villa rustica, è stato localizzato a Guardia Vomano – Notaresco (TE) (fig. 2), nell’Abruzzo settentrionale. È questa un’area a forte vocazione agricola ancora oggi; situata in una zona pedecollinare della Valle del Fiume Vomano, lungo la viabilità principale sia di terra che fluviale. Proprio in questo territorio sono stati individuati con ricognizioni di superficie o riportati in luce resti pertinenti a villae o fattorie italico-romane21, confermando l’importanza, il coinvolgimento e l’utilità delle varie attività produttive intraprese nei secoli in questa area. Con ogni probabilità, la funzione prevalente di questo impianto era sicuramente destinata alla produzione vinaria, tipica e radicata in questi versanti collinari. All’attività agricola di coltivazione e trasformazione dei prodotti era associato un impianto produttivo ceramico, con una fornace a pianta quadrata e corridoio centrale (tipo II/b). Un praefurnium e la camera di combustione sono in parte ancora visibili; al di sopra doveva essere la camera di cottura, di cui resta parte di un arco e del piano forato. Probabilmente destinato alla produzione di ceramica comune di uso quotidiano, l’impianto è inquadrabile alla piena età imperiale, periodo in cui la villa era particolarmente attiva22.

Particolare della fornace e ipotesi ricostruttiva nella Villa di Guardia Vomano, Notaresco (TE) – (da Staffa 1986).
 Fig. 2. Particolare della fornace e ipotesi ricostruttiva
nella Villa di Guardia Vomano, Notaresco (TE)
(da Staffa 1986).

Un ulteriore centro produttivo, con ogni probabilità legato ad un più grande complesso di una villa o di un sistema composito di strutture produttive, è stato individuato nella Val Pescara23. L’area pertinente all’impianto rinvenuto in località Le Fornaci–Santa Teresa di Spoltore (PE)24 (fig. 3) non è stata scavata in maniera estensiva, ma individuata solo attraverso numerosi saggi e ricognizioni25. Non si conoscono l’estensione, la planimetria e la funzione precipua del complesso, che doveva sicuramente occupare un’area abbastanza vasta e che ha avuto un utilizzo almeno fino al VI-VII secolo d.C., come testimoniano i materiali ceramici e le sepolture rinvenuti in situ. Indagini sistematiche hanno invece riguardato una parte dell’insediamento, pertinente a due fornaci, una di più grandi dimensioni, di cui sono ancora conservati il praefurnium a dromos centrale e la camera di combustione rettangolare con quattro setti ad arco in laterizi che sostenevano il piano di cottura, ed una fornace più piccola di cui resta solo il praefurnium. Nell’area antistante gli impianti delle due fornaci è stato riportato in luce il piano pavimentale in ciottoli. Le produzioni dovevano riferirsi, principalmente in base ai rinvenimenti, a vasellame da trasporto, da magazzino e da conserva e a materiale da costruzione (anfore, piccoli dolia, olle, tubuli) ed i due impianti furono in uso per un periodo compreso tra il II e il III secolo d.C. La presenza delle fornaci, come in altri ambiti simili nella Val Pescara26, conferma l’autonomia di questi complessi produttivi ed anche le dimensioni importanti, di questo in particolare, che, attraverso la produzione in proprio dei contenitori da trasporto e da immagazzinamento, inseriva direttamente i propri prodotti nella rete dei commerci e nei vari mercati. Il posizionamento del sito è altrettanto importante per il commercio dei prodotti; è situato lungo la viabilità principale interna e di fondovalle e nei pressi del tratto navigabile del Fiume Aterno-Pescara, avendo così possibilità di raggiungere facilmente i mercati locali ed il grande porto di Ostia Aterni, distante pochissimi chilometri, alla foce del fiume.

Fornaci e produzioni in località Le Fornaci di Santa Teresa di Spoltore (PE) – (da Mancini et al. 2011).
 Fig. 3. Fornaci e produzioni in località Le Fornaci di Santa Teresa di Spoltore (PE)
(da Mancini et al. 2011).

Lo sviluppo di questi specifici stanziamenti e caratteristici sistemi produttivi fu completato con la creazione, più o meno spontanea, di insediamenti abitativi sparsi nelle immediate vicinanze delle aree interessate. Questo sistema economico-abitativo integrato è una costante nell’ambito territoriale preso in esame, sia in presenza di un complesso centrale con settori residenziali e rurali separati ma inseriti in un singolo grande edificio, sia in presenza di elementi insediativi minori come abitati rurali, piccoli villaggi, fattorie, capanne e case di terra facenti parte del sistema di grandi proprietà. Questo sistema articolato agricolo-produttivo si rifletteva, o prendeva spunto, anche nella gestione amministrativa del territorio27, con un sistema che rimarrà inalterato nell’assetto della regione anche in età tardo antica ed altomedievale, esterno ma perfettamente integrato nel sistema villa.

La distribuzione e sistemazione delle villae nel territorio abruzzese teneva naturalmente conto delle peculiarità e delle caratteristiche del suolo e del clima di una particolare area, congiuntamente ad altri importanti fattori quali la presenza di fonti per l’approvvigionamento idrico, la viabilità terrestre, fluviale e marittima per lo spostamento dei prodotti e delle merci, per i commerci e per i mercati.

Nel territorio italico le vaste aree montane erano prevalentemente destinate alla pastorizia, in particolare quella transumante (ovini, equini), ed all’allevamento stabile ed all’alpeggio (suini e bovini). Nella piena età del Ferro dovevano molto probabilmente essere pertinenze indivise e gestite direttamente dalle comunità locali sparse, per poi, dall’età repubblicana, entrare pian piano a far parte di piccole o grandi proprietà private. Il rinvenimento di materiali, strumenti vari e sepolture permettono di porre in relazione l’assetto abitativo di età romana con il quadro insediativo di età italica28. Strettamente collegata all’allevamento, sia stabile che transumante, è la lavorazione di tutti quei materiali forniti e ricavati dagli animali allevati, dalle carni, dal latte, ai formaggi, alle ossa, e più di ogni altra cosa al pellame e alla lana. Si desume che queste lavorazioni venissero effettuate in insediamenti ed officine stabili presenti, ed abbastanza radicati, nel territorio. Queste strutture si dovevano trovare, principalmente, in area montana o pedemontana, lungo i tratturi e in aree idonee per l’alpeggio ed il pascolo.

Una imponente villa caratterizzata da almeno 3 fasi costruttive29 è stata oggetto di indagini approfondite, permettendo di arricchire il quadro ricostruttivo di queste peculiari attività e di questa tipologia di insediamenti. La maestosa struttura è stata costruita in area interna, pedemontana, in località San Potito di Ovindoli (AQ). Mentre della prima fase, databile all’età giulio-claudia, rimane ben poco, la seconda, del II secolo d.C., presenta un composito complesso costituito da due grandi corpi che gravitavano ciascuno intorno ad un cortile; in questa seconda fase di ampliamento dei vari ambienti residenziali e non, vi è anche l’aggiunta di nuovi spazi divisi e sistemati nei due settori principali, come il corpo meridionale che era pertinente all’area produttiva e quello settentrionale che era esclusivamente residenziale. La presenza di pitture parietali di ottima qualità e di mosaici figurati molto raffinati30 nella zona residenziale permetterebbe di ipotizzare l’appartenenza dell’edificio ad un latifondo di vaste dimensioni e ad un proprietario di rango elevato31. Non è chiara la destinazione d’uso della parte produttiva, ma al di là della produzione e conservazione dei cereali, grano e miglio32, date la posizione in area montana e l’ubicazione lungo uno dei tratturi principali e per la tipologia insediativa e dei materiali rinvenuti in alcuni ambienti, si potrebbe ipotizzare come attività principale, effettuata in situ, la lavorazione della lana, probabilmente ricavata dalle greggi di proprietà che pascolavano in periodo estivo nei terreni del latifondo. Un incendio nel IV secolo d.C. distrusse la villa che non fu più ricostruita; sullo stesso sito sorse poco dopo una piccola chiesa33.

Le villae al mare rappresentavano una ulteriore tipologia produttiva ed insediativa; esse non erano esclusivamente luoghi di villeggiatura, ma vere e proprie residenze, a volte di lusso, per i proprietari, ai quali appartenevano le campagne circostanti e gli insediamenti produttivi ad esse connessi. Ovviamente la scelta non era casuale, ma era dovuta oltre al meraviglioso paesaggio naturalistico e al clima piacevole, ai terreni collinari prospicienti la costa particolarmente fertili ed agli interessi economici, tenuto conto che porti, approdi e banchine – privati e/o pubblici – posti lungo tutta la costa abruzzese erano funzionali alla commercializzazione dei prodotti agricoli per venderli sui mercati nazionali o stranieri. Esemplificativi sono gli insediamenti a San Giovanni in Venere, Fossacesia (CH), a Santo Stefano in Rivo Maris,Casalbordino (CH), a San Salvo (CH), a Città Sant’Angelo (PE), a Roseto e a Tortoreto (TE)34. In alcuni casi, questi insediamenti hanno restituito parte degli splendidi apparati decorativi35.

Esemplificativa è la villa marittima costruita alle pendici di un’area collinare costiera in località Le Muracche di Tortoreto (TE)36, su terrazzi sostenuti da sostruzioni in opera incerta, composta da una parte residenziale prospiciente il mare, con una esposizione tale che rendeva confortevole il soggiorno del proprietario e della sua famiglia, ed una parte rustica retrostante con annesso ingresso al fundus37. Rimase in uso dal II secolo a.C. al V-VI secolo d.C. La pars fructuaria era destinata alla lavorazione dell’uva ed alla produzione del vino, per la presenza di un torcularium, con vasche per la pigiatura dell’uva, la fermentazione del mosto e due torchi, e sul lato opposto corte era conservato un ambiente per la spremitura delle olive e la produzione di olio. In età augustea il complesso venne ampliato con la costruzione di due appartamenti residenziali38, di cui uno probabilmente padronale, organizzati intorno a peristili, con pavimentazioni in battuti colorati, mosaici e inserti in opus sectile. La notevole presenza di materiale anforaceo, oltre a confermare la quantità dei volumi di produzione e vendita di vino e olio, era dovuta alle tre fornaci localizzate nelle immediate vicinanze. Nella terza fase edilizia le sistemazioni riguardarono prevalentemente la parte produttiva, ingrandendo le vasche della cella vinaria, testimoniando un notevole aumento della produzione di uva e vino, al quale dovette corrispondere anche un ampliamento dei terreni coltivati. Diverse fasi di ristrutturazione hanno caratterizzato la lunga vita del complesso, e la quarta, probabilmente avvenuta tra il III ed il IV secolo d.C., riguardò un cambiamento profondo con spoliazioni e reimpiego del materiale, soprattutto nella pars rustica, che rimase in uso almeno fino a tutto il V secolo d.C. e che probabilmente fu riconvertita per la sola produzione dell’olio. Le numerose sepolture rinvenute nell’area terrazzata attestano la fase di restringimento dell’edificio sia nella parte residenziale che in quella produttiva, con volumi decisamente ridotti e datano l’abbandono del complesso tra la fine del V ed il VI secolo d.C.

Gli insediamenti produttivi nella Val Pescara

Il territorio abruzzese è composto da una serie di valli fluviali che in senso orizzontale tagliano la regione e si affacciano sul mare. La Val Pescara è la valle formata dal tratto finale del percorso del Fiume Aterno-Pescara, dalle Gole di Popoli, nell’area interna, fino a Pescara(Ostia Aterni) sulla costa adriatica (fig. 4); essa costituisce, per quel che riguarda gli insediamenti agricolo-produttivi antichi, un importante caso-studio39. Il territorio della antica valle fluviale40 è composto da terreni pianeggianti e terrazzati lungo le due sponde del fiume con prevalenza di un sistema collinare e pedemontano, che gradualmente dalla costa si sviluppa verso la catena montuosa appenninica, dove raggiunge le quote più elevate. Il sottosuolo, composto da argille e calcari sabbiosi, rende il terreno particolarmente fertile ed adatto alle caratteristiche e prevalenti colture della zona, ovviamente vigneti ed uliveti. Anche l’ottima esposizione dei pendii collinari, sia quelli degradanti lungo il fiume, che quelli degradanti verso il mare, rende il territorio indubbiamente favorevole a queste tipologie di coltivazioni41. Questo tratto del fiume era navigabile nelle età più antiche, e costituiva un’ottima alternativa al trasporto via terra, meno costoso e più veloce. Lungo il percorso stesso del fiume si snodava la via principale, con direzione NE-SO, la Via Tiburtina Valeria Claudia, che collegava direttamente la sponda tirrenica con quella adriatica, e che permetteva continui e costanti contatti economici, commerciali e culturali, anche per brevi tratti, sia da e per i centri principali, che per i centri minori e quelli sparsi, anche nelle aree più interne. La Via Claudia si congiungeva, proprio ad Ostia Aterni, con la via costiera Flaminia-Traiana e lungo il suo percorso con altri importanti itinerari, come ad esempio il principale Tratturo L’Aquila-Foggia42 che attraversava longitudinalmente il territorio della Val Pescara, e tutta una serie di tracciati minori, ma altrettanto importanti. Lungo questa fitta rete stradale sono numerosi gli insediamenti, le infrastrutture e gli edifici legati alle varie attività produttive.

Distribuzione dei principali insediamenti rurali nella Val Pescara (da Staffa 2004).
 Fig. 4. Distribuzione dei principali insediamenti rurali nella Val Pescara (da Staffa 2004).

Molteplici sono le villae, le fattorie e gli insediamenti agricoli noti43, in questa ampia area, alcuni possedevano all’interno del loro impianto delle aree produttive per manufatti ceramici, soprattutto anforacei e dolia, per l’immagazzinamento ed il trasporto dei prodotti eno-oleari. Oltre ai grandi impianti rurali esistevano nel territorio piccoli nuclei produttivi ad essi e ad altre realtà insediative connessi. Le villae rusticae, oltre che per lo sfruttamento attento ed organizzato del territorio, erano i centri principali per la lavorazione dei vari prodotti agricoli, e non solo, destinati ai mercati locali, italici e provinciali. Merito, soprattutto, di una importante e ricca classe sociale particolarmente attenta e fortemente interessata all’evoluzione economica e commerciale ed all’ampliamento del mercato per gli scambi dei prodotti di propria produzione44.

Conclusioni

Questa fitta presenza di insediamenti testimonia di una composita e molteplice rete produttiva integrata in antico nel territorio italico, che permetteva di gestire e sfruttare il territorio, di assicurarsi una catena lavorativa versatile e variegata, e di veicolare i propri prodotti con facilità lungo le principali arterie viarie – terrestri e fluviali – ed i maggiori porti ed i vari approdi lungo la costa per una commercializzazione più ampia e capillare, interessando non solo i mercati locali ma anche quelli di tutto l’impero, dall’età repubblicana fino a giungere all’età tardo-imperiale.

L’assetto produttivo-territoriale così definito, ad eccezione di risistemazioni ed adeguamenti nel tempo, rimase inalterato per vari secoli, fino a quando i primi contraccolpi di una forte crisi politica ed economica portarono ad un ridimensionamento dei centri produttivi rurali e/o a cambiamenti d’uso, fino ad un abbandono delle strutture insediative. Tra il IV ed il VII secolo d.C. i latifondi della tarda antichità subirono un lento riassetto con la definizione degli stessi in una nuova unità territoriale che andrà man mano creandosi, trasformandosi in fundi altomedievali. La vitalità produttiva, commerciale ed economica dell’intera area rimane ampiamente attestata dalle produzioni e dalla circolazione dei manufatti ceramici, produzioni locali o africane ed orientali, rinvenute abbondantemente negli insediamenti rurali, urbani e portuali.

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  • Pellegrino, A. e Messineo, G. (1991): “Note sul vicus di San Rustico di Basciano (TE)”, in: XVI Miscellanea Greca e Romana, Roma, 268-288.
  • Santoro, S., ed. (2017): Emptor et mercator. Spazi e rappresentazioni del commercio romano, Bibliotheca Archaeologica 43, Bari.
  • Segenni, S. (2007): “Peltuinum: la transumanza, la proprietà agraria”, in: Clementi, ed. 2007, 181-189.
  • Somma, M.C. (2000): Siti fortificati e territorio. Castra, castella e turres nella regione marsicana tra X e XII secolo, Roma.
  • Staffa, A.R. (1986): “Contributo per una carta archeologica della media e bassa valle del Vomano medioevo”, in: La Valle del medio e basso Vomano, Documenti dell’Abruzzo Teramano 2.1, Pescara, 167-223.
  • Staffa, A.R. (1996): “Contributo per una ricostruzione del quadro insediativo dall’età romana al medioevo”, in: Le Valli della Vibrata e del Salinello, Documenti dell’Abruzzo Teramano4.1, Pescara,
  • 252-331.
  • Staffa, A.R. (2001): “Contributo per una ricostruzione del quadro insediativo dall’antichità al medioevo”, in: Dalla valle del Piomba alla valle del basso Pescara, Documenti dell’Abruzzo Teramano5.1, Chieti, 122-161.
  • Staffa, A.R. (2002): L’Abruzzo costiero. Viabilità, insediamenti, strutture portuali ed assetto del territorio fra Antichità ed Alto Medioevo, Lanciano.
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  • Staffa, A.R. (2004): Carta archeologica della provincia di Pescara, Mosciano Sant’Angelo (TE).
  • Staffa, A.R. (2005): “Impianti produttivi d’età romana nel territorio della Provincia di Pescara: le fornaci”, in: Atti del IV Congresso di Topografia anticaInsediamenti e strutture rurali nell’Italia Romana”, Roma 7-8 marzo 2001, II, Rivista di Topografia Antica, 13, 117-154.


Notes

  1. Il territorio in esame, identificato con il termine medio-adriatico, corrisponde all’attuale regione Abruzzo.
  2. Si tratta, stando allo stato attuale degli studi, di una evoluzione amministrativa ed economica molto dinamica in linea con altre aree peninsulari.
  3. I santuari italici, soprattutto i più grandi e monumentali, presentano ambienti o impianti produttivi, all’interno o nelle immediate vicinanze, per tutti quegli oggetti e manufatti che venivano poi venduti ai devoti che si recavano al tempio e che venivano successivamente deposti nel luogo di culto durante gli atti di venerazione. Queste attività produttive all’interno di santuari diventavano una fiorente fonte economica per il territorio e per il santuario stesso, permettendo di incrementare le finanze e amministrare il santuario.
  4. Cairoli et al. 2001, 254-279.
  5. Un altro centro simile nelle dinamiche insediamentali e produttive e nel posizionamento topografico è quello di Cinturelli– AQ, lungo la Via Claudia Nova, D’Alessandro et al. 2009, 186-191.
  6. Pellegrino & Messineo 1991, 268-288; Mancini & Menozzi 2017, 428-429.
  7. Angeletti 2006, 174-179; Mancini& Menozzi 2017, 432.
  8. Staffa 2002, 202-203; Mancini & Menozzi 2017, 432.
  9. Per un approfondimento dettagliato Bianchi 2010, 39-106; Mancini & Menozzi 2017, 436-437.
  10. Buonocore 2002.
  11. Ed in particolare la stipula di patti federati e di alleanza tra le popolazioni italiche residenti e lo Stato romano.
  12. Mancini & Menozzi 2017, 421-441.
  13. Alcuni insediamenti rurali arrivano anche al pieno VII secolo d.C., come ad esempio la villa in località Fagnano a Città Sant’Angelo (PE) (Staffa 2004, 51), la villa in località Santa Teresa di Spoltore (Mancini et al. 2011) e le villae della Valle del Trigno (CH) (Aquilano et al. 2012, 60-61).
  14. Si pensi, ad esempio, al tratto finale navigabile dell’Aterno, che forma la valle omonima nell’attuale provincia di Pescara, lungo il quale sorgono numerose villae, come si vedrà in seguito, e che sfociava direttamente nel Mare Adriatico con il principale scalo marittimo italico-romano di Ostia Aterni (attuale Pescara) dell’area medio-adriatica e che rimarrà attivo anche in età altomedievale e medievale; si veda Mancini & Menozzi 2017, 421-441; Antonelli & Somma 2017, 443-465; in particolare Mancini 2019, 266-269 e bibliografia relativa.
  15. Le produzioni di anforacei e contenitori da trasporto sono comunque attestati sul territorio già nel IV secolo a.C.
  16. Mancini et al. 2011, per il caso in località Santa Teresa di Spoltore (PE), di cui si parlerà più avanti.
  17. Alcune anfore presentavano il bollo CN. HERRANI GEMINIS, probabilmente il proprietario della fornace, attiva tra il I ed il II secolo d.C.
  18. Staffa 2004, 92; Id. 2001, 141-142, figg. 157-158.
  19. Staffa 2001, 135-136, figg. 144-147; l’impianto produttivo rimase in attività tra il II secolo a.C. ed il I secolo d.C., con prevalenza di greco italiche, Lamboglia 2 e Dressel 2/4. Non è però chiaro se fosse pertinente ad un insediamento produttivo.
  20. Staffa 2001, 138-140, figg. 151-153; il sito era particolarmente frequentato ed era dotato di strutture di servizio per l’uso della strada e delle strutture portuali almeno fino all’Altomedioevo.
  21. Staffa 1986, 167-223, per una ricostruzione dell’intera area della Val Vomano; Angeletti et al. 2000, per i rinvenimenti nel territorio del comune di Notaresco, al quale appartiene la frazione di Guardia Vomano.
  22. Staffa 1986, 175-180, figg. 99-106. Si tratta di uno dei rari centri per la produzione di ceramica comune di età imperiale in area medio-adriatica.
  23. Anche in questo caso, il sito è posto nella valle del fiume Pescara, in area collinare, in un territorio ad alta valenza agricolo-produttiva ed in particolare ad alta valenza archeologica, che ha restituito insediamenti produttivi di medie e grandi dimensioni, come si vedrà più avanti, sia dell’età del ferro che del periodo italico-romano. L’importanza archeologica ed economico-culturale in questa zona è evidenziata anche dai ricchissimi corredi funerari riportati in luce.
  24. Mancini et al. 2011, 420-425.
  25. Il sito, individuato nel 2000, è stato inizialmente indagato dalla Soprintendenza e successivamente, fino al 2012, in collaborazione con l’Università di Chieti; ancora oggi sono in corso di studio da parte del team dell’Università di Chieti, ed in stretta collaborazione con la Soprintendenza ed il Comune di Spoltore, i materiali rinvenuti in attesa della ripresa delle attività di scavo archeologico. Staffa 2001, 144-145; Id. 2004, 96; Mancini et al. 2011, 420-425.
  26. Staffa 2003, 162-232; Id. 2005, 117-154.
  27. Il sistema insediativo paganico-vicano è tipico dell’area italica medio-adriatica; questo sistema amministrativo, già in uso tra le popolazioni italiche, fu comunque mantenuto in età romana, migliorato ed utilizzato anche in altri ambiti regionali. Così come avevano fatto per l’amministrazione politico-religiosa dei singoli territori, gli Italici ritennero opportuno agevolare anche l’ambito delle attività agricolo-produttive con le stesse modalità, che portarono alla creazione di un sistema variegato, ma profondamente integrato.
  28. A tale proposito sono molto importanti gli studi effettuati in buona parte del territorio abruzzese, specialmente quello costiero, sia attraverso indagini archeologiche puntuali sul territorio, sia attraverso il recupero sistematico di vecchi dati d’archivio di scavi e documentazione, ai quali si rimanda per approfondimenti sull’inquadramento territoriale dall’antichità all’altomedioevo: Staffa 1986; Id. 1996; Id. 2001; Id. 2002; Id. 2003; Id. 2004.
  29. Gabler & Redő, ed. 2008; Iid. 2009, 101-117.
  30. Gabler & Redő, ed. 2008 e da ultimo, per i temi figurati pertinenti i vari ambienti della villa, Mancini 2018 con relativa bibliografia.
  31. Si può, infatti, ipotizzare che questo insediamento, proprio per le caratteristiche eleganti e raffinate delle decorazioni della zona residenziale, facesse parte di un latifondo imperiale. In questa area interna sono note dalle fonti proprietà latifondiarie imperiali: Segenni 2007, 181-189.
  32. I cui semi sono stati rinvenuti all’interno di una ipotetica latrina, insieme ai resti botanici di frutti di bosco (la villa si trova nell’area montana appenninica): Gabler & Redő 2009, 103. Proprio la quota elevata del sito non permette coltivazioni di altro genere.
  33. Somma 2000.
  34. Aquilano et al. 2012; Staffa 2002; Lapenna 2006. Tali impianti produttivi divennero in età altomedievale importanti proprietà ecclesiastiche.
  35. Messineo 2006; Lapenna 2006, 181.
  36. Lapenna 2006; Id. 1996.
  37. La proprietà si doveva sviluppare per una superficie di mq 4000 circa, di cui è stato possibile scavarne mq 1675 circa: Lapenna 2006, 182.
  38. Ad ulteriore testimonianza dell’elevato tenore di vita e di ricchezze dei proprietari stessi.
  39. Il territorio preso qui in esame è uno dei pochi in area abruzzese ad essere stato approfonditamente indagato ed i risultati di queste indagini attentamente pubblicati. Si veda, in proposito, la bibliografia presente nelle note successive.
  40. Corrispondente grossomodo all’attuale provincia di Pescara.
  41. Ancora oggi le produzioni agricole della Val Pescara sono prevalentemente legate alla coltivazione di viti e ulivi, da cui si ricavano ottimi vini ed oli.
  42. Questo è in realtà il nome con il quale questo importante percorso tratturale, noto anche come Tratturo Regio, è conosciuto dal XV secolo in poi, a seguito della riforma che regolamentava la transumanza delle greggi abruzzesi e molisane in Capitanata.
  43. Staffa 2001; Id. 2003; Id. 2004.
  44. Per approfondimenti si veda Mancini & Menozzi 2017, 421-441 e Mancini 2017.
ISBN html : 978-2-35613-407-3
PRIMALUNA_8
Posté le 30/07/2021
EAN html : 9782356134073
ISBN html : 978-2-35613-407-3
Publié le 30/07/2021
ISBN livre papier : 978-2-35613-409-7
ISBN pdf : 978-2-35613-408-0
ISSN : 2741-1818
14 p.
Code CLIL : 4117 ; 3385
DOI : 10.46608/primaluna8.9782356134073.4
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Comment citer

Mancini, Maria Cristina (2021) : “Produzioni ed insediamenti produttivi in area medio-adriatica di età romana”, in : Rigato, Daniela, Mongardi, Manuela, Vitelli Casella, Mattia, a cura di Adriatlas 4. Produzioni artigianali in area adriatica: manufatti, ateliers e attori (III sec. a.C. – V sec. d.C.), Pessac, Ausonius éditions, collection PrimaLun@ 8, 2021, 61-74, [En ligne] https://una-editions.fr/produzioni-ed-insediamenti-nell-adriatico-di-eta-romana/ [consulté le 23 juillet 2021].

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Illustration de couverture • Particolare della stele del faber P. Longidienus, Museo Nazionale di Ravenna. DOI
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