Produzioni ceramiche dallo scavo della domus di via d’Azeglio a Ravenna: testimonianze archeologiche ed epigrafiche

di

con appendice di Ilaria Bandinelli

Il contesto

Le ricerche condotte dalla Soprintendenza Archeologica dell’Emilia Romagna tra il 1993 e il 1994 in via d’Azeglio, a Ravenna, hanno portato alla luce un ampio complesso residenziale, collocato nel quadrante nord-occidentale della maglia insediativa urbana. Il contesto indagato, composto da nuclei abitativi affacciati su un asse viario dotato di un sistema di smaltimento delle acque, rappresenta un unicum nel quadro delle indagini sul centro ravennate, sia per collocazione topografica che per sviluppo diacronico. Il deposito archeologico ha restituito infatti una fitta sequenza di fasi insediative articolate su un periodo storico lungo oltre sette secoli, dall’età repubblicana all’altomedioevo1 (fig. 1).

 Ravenna, via d’Azeglio, fasi edilizie (da Baronio et al. 2018).
 Fig. 1. Ravenna, via d’Azeglio, fasi edilizie (da Baronio et al. 2018).

Le due domus di epoca proto e medio-imperiale intercettate dallo scavo si impostavano su precedenti edifici di età repubblicana. Entrambe le abitazioni erano del tipo ad atrio e si aprivano sulla via pubblica, lastricata con un basolato in trachiti; quella situata sul lato meridionale, la ‘domus dei pugili’, aveva un ingresso collocato fra ambienti commerciali, mentre nella casa posta a settentrione, la ‘domus con soglia a racemi’, si sviluppava una serie di ambienti, sia a destra che a sinistra dell’ingresso, che occupavano un ampio fronte sulla strada. Tra il III e il IV secolo d.C. si verificarono distruzioni e risistemazioni in entrambi i settori, più significative in quello settentrionale. La domus a nord della strada fu infatti colpita da un incendio di vaste proporzioni e su di essa fu costruito, nel settore orientale, un impianto termale probabilmente a carattere privato. La domus meridionale subì modeste risistemazioni, come il restringimento dell’atrio per l’edificazione di un vano riscaldato con utilizzo di suspensurae per il rialzamento del pavimento e la predisposizione di un cortile attrezzato per la produzione del combustibile necessario. Nel periodo successivo, compreso tra il V e il VI secolo d.C., sull’antica domus dei pugili (settore S) venne costruita una nuova abitazione (cd. domus con tappeti a cerchi e meandri), smantellando le precedenti strutture. Il settore settentrionale fu invece interessato da una globale ristrutturazione, con la creazione di un grande edificio articolato intorno a cortili con un portale fondato direttamente sulla strada, forse in connessione con la chiesa di Sant’Eufemia, edificata nel medesimo frangente cronologico. In piena età bizantina i due settori furono unificati e posti in relazione con un imponente complesso (cd. domus dei tappeti di pietra), connesso ad un ingresso monumentale realizzato invadendo la carreggiata stradale. Sia quest’ultima che il sistema fognario vennero mantenuti in funzione, come testimoniano gli interventi di rialzamento e risistemazione. A partire dall’epoca altomedievale tutta l’area subì un forte cambiamento nella destinazione d’uso, con la creazione di un cimitero connesso alla chiesa di Sant’Eufemia ed esteso parzialmente anche nel settore meridionale dello scavo.

I materiali

Lo studio dei materiali ceramici, sebbene preliminare, offre dati degni di nota in merito allo sviluppo cronologico del complesso e al quadro sociale ed economico di riferimento. In questa sede verranno presentati per la prima volta alcuni contenitori da trasporto provenienti da contesti stratigrafici relativi a diversi momenti d’uso delle domus, con un approfondimento sull’instrumentum inscriptum.

In termini generali, per quanto concerne l’età tardorepubblicana e alto-imperiale, il principale apporto di merci proviene dal territorio italico ed in particolare dal versante adriatico, con contenitori del tipo Lamboglia 2 e Dressel 6A, a cui seguono con indici inferiori anfore Dressel 6B e a fondo piatto2. A partire dal II secolo d.C. si rileva un’apertura verso i principali mercati del Mediterraneo occidentale, ed in particolare l’area iberica e africana (atelier della Zeugitana, Byzacena e Tripolitania), che continuerà in epoca tardoantica. Tra la seconda metà del IV e gli inizi del V secolo d.C. il picco delle attestazioni riguarda contenitori di provenienza orientale, che denotano l’inserimento della città nelle principali rotte transmediterranee in seguito alla designazione a capitale imperiale.

I contenitori anforari con bolli provengono da sottofondi pavimentali, impianti fognari e strati di riempimento e devono quindi essere considerati come materiali di risulta, in alcuni casi, rifunzionalizzati nell’ambito dell’evolversi storico ed architettonico dei contesti abitativi. In alcuni casi il corredo epigrafico rimanda a contesti produttivi di ambito sud-adriatico, fornendo elementi di riflessione sugli attori coinvolti nei processi di manifattura dei contenitori.

Un’anfora pertinente al tipo transizionale Lamboglia 2/Dressel 6A, conservata per il profilo superiore e reimpiegata in una fossa di fondazione della domus con cortile, reca sull’orlo il bollo MAR·B, impresso a lettere rilevate entro cartiglio rettangolare (5×1,5 cm)3 (fig. 2). Il documento epigrafico trova puntuale confronto per onomastica e caratteristiche paleografiche con bolli prevalentemente apposti su anfore brindisine. Lo scioglimento proposto – Mar(cipor?) B(etilieni)4 – rimanda ad uno schiavo della famiglia dei Betilieni, proprietaria di un’officina localizzata nell’ager brindisino, in particolare in località La Rosa5. Si trattava di una delle grandi famiglie della nobilitas urbana, probabilmente originaria di Aletrium6. L’analisi distributiva dei bolli ad essa riconducibili ne rileva un’attività imprenditoriale che trascende i confini dell’Apulia, raggiungendo i mercati egiziani, greci e gallici. Il bollo ravennate, apposto su un’anfora transizionale Lamboglia 2/Dressel 6A, rappresenta un’eccezione nel panorama produttivo finora noto in relazione alla famiglia dei Betilieni, collegata prevalentemente alla manifattura di anfore brindisine. La presenza di bolli analoghi su contenitori differenti rende plausibile l’ipotesi di un’identità dei centri di produzione.

 Ravenna, via d’Azeglio, anfora Lamboglia 2/Dressel 6A con bollo MAR.B (dis. I. Bandinelli).
 Fig. 2. Ravenna, via d’Azeglio, anfora Lamboglia 2/Dressel 6A con bollo MAR.B
(dis. I. Bandinelli).

Ad una grande officina impegnata in uno smercio dei propri prodotti su scala sia adriatica che transmediterranea può essere riferito il bollo MITRAE, impresso capovolto entro cartiglio rettangolare (5×2,6 cm) con lettere a rilievo sull’orlo di un’anfora Lamboglia 2/Dressel 6A7 recuperata nel riempimento della struttura fognaria al di sotto della domus con soglia a racemi (fig. 3). Il manufatto trova confronti morfologici in esemplari restituiti dagli scavi di Pola8, Ancona9, Padova10 e dal relitto Planier11, databili nel terzo quarto del I secolo a.C. Tradizionalmente la letteratura scientifica apparentava il documento epigrafico al toponimo Mitrano, riconducendo quindi i contenitori così contrassegnati a produzioni di area brindisina12, ma in assenza di precisi riferimenti archeologici e archeometrici non è possibile giungere ad un’attribuzione univoca. Nel caso specifico, pare più verosimile che l’apposizione in caso genitivo sia da riferire al proprietario dell’officina. Certo è che l’atelier copriva un’ampia rete di contatti commerciali, come mostra l’area di diffusione delle anfore Lamboglia 2 e Lamboglia 2/Dressel 6A bollate MITRAE, dal territorio padano (Padova)13 ad entrambe le sponde dell’Adriatico (Ancona14, Brindisi15, Sevegliano16, Pola17), fino a raggiungere il mercato ateniese18. La sostanziale uniformità paleografica permette di avvicinare in modo particolare l’esemplare ravennate ai rinvenimenti di Sevegliano e Pola, fino a pensare ad una identità di matrice. Alla base del collo della stessa anfora è inoltre presente il graffito HE, inciso post cocturam a lettere capovolte. La disposizione dei caratteri, a sgraffio in capitale maiuscola, indica una realizzazione ad anfora rovesciata, poggiata sull’orlo. Iscrizioni di questo tipo avevano una funzione prettamente commerciale, in relazione al peso lordo del manufatto, al costo del suo trasporto, al numero dei pezzi trasportati o ad operazioni di controllo riferibili al personale impegnato all’interno della figlina19. Forse a quest’ultimo caso è da attribuire anche il graffito ravennate, nel quale si può riconoscere una sequenza di lettere interpretabile come sigla di controllo, verosimilmente successiva all’imbottigliamento.

 Ravenna, via d’Azeglio, anfora Lamboglia 2/Dressel 6A con bollo MITRAE (dis. I. Bandinelli).
 Fig. 3. Ravenna, via d’Azeglio,
anfora Lamboglia 2/Dressel 6A con bollo MITRAE
(dis. I. Bandinelli).

Su un’anfora apparentabile al tipo Lamboglia 2 proveniente da un livello di rialzamento della strada si riscontra il bollo ANTIOC, impresso a lettere rilevate sul gomito dell’ansa ed inserito in un cartiglio rettangolare (4,1×1 cm) (fig. 4-5)20. Riferibile al diffuso grecanico Antioc(hus)21, il cognomen, sia nella forma priva di nesso che in legatura (in abbreviazione ANTIO o ANTIOC), ricorre su un buon numero di anfore Lamboglia 2 rinvenute in svariati contesti tra Italia22, Croazia23, Grecia24, Inghilterra25, Spagna26, Norico27, ma anche su anfore greco-italiche, Dressel 44, Dressel 1 e ovoidali medio adriatiche28. La molteplicità delle attestazioni rende poco verosimile il riferimento ad un unico officinator, anche se alle dipendenze di diversi domini, suggerendo piuttosto l’attribuzione del bollo a più lavoratori recanti lo stesso nome e legati a diverse figlinae, attive sia in relazione alla produzione di vino che di olio.

Da ultimo, si segnala il bollo THEO, capovolto, impresso entro cartiglio rettangolare con lettere a rilievo sull’orlo di un’anfora olearia Dressel 6B, reimpiegata nel condotto fognario realizzato al di sotto della domus con soglia a racemi (fig. 6-7)29. Il manufatto trova confronti stringenti in contenitori provenienti dalle officine di Loron, in Istria, nella prima fase produttiva identificata (età augusteo-flavia)30. Per quanto riguarda il corredo epigrafico, tra i rari paralleli si segnalano un bollo THEO con TH in legatura su anfore da Albinia31 e un bollo THEON apposto su un’anfora Lamboglia 2/Dressel 6A da Sevegliano32. In quest’ultimo caso, pur riferendosi a contenitori morfologicamente differenti e mancando la N finale nel caso ravennate, i due bolli sono chiaramente apparentabili per tipo e dimensioni del cartiglio, forma, disegno e andamento delle lettere.

L’instrumentum inscriptum dei contenitori da trasporto restituiti dallo scavo di via d’Azeglio offre nuovi dati in relazione ad officine più o meno note localizzate lungo le sponde adriatiche. Il prosieguo delle ricerche consentirà di contestualizzare meglio i materiali qui presentati in via preliminare, sia dal punto di vista cronologico che in merito alle aree di produzione. Si auspica che il confronto tra dati archeologici, archeometrici ed epigrafici possa contribuire ad una migliore definizione di alcune delle forme anforiche analizzate, offrendo termini di discussione anche in relazione alla fisionomia delle officine di provenienza.

Appendice – Catalogo anfore

Lamboglia 2/Dressel 6A

Contesto di provenienza: Ravenna, via d’Azeglio, US 1025, edificio con cortile (inv. 147412).

Dimensioni: Ø orlo 13 cm, h orlo 4,8 cm.

Descrizione: Il contenitore, in tre frammenti, si conserva da orlo a collo. Presenta labbro arrotondato, orlo a fascia inclinato verso l’esterno e anse a sezione ovoidale. Il tipo, pur mantenendo retaggi morfologici dell’anfora Lamboglia 2, assimila i nuovi canoni della forma Dressel 6A. Questa tipologia di transizione ha confronti databili alla prima età augustea da Rimini33, Ancona34, Suasa35, e più in generale dall’Emilia36 e dalla Lombardia37. L’impasto si presenta polveroso, abbastanza depurato e compatto, all’esterno di colore beige con chamotte in evidenza e all’interno di colore rosato chiaro con pochi inclusi neri e rossi di piccole dimensioni. Ad un’analisi macroscopica si riscontrano analogie con una sezione sottile di Dressel 6A da Suasa38, di provenienza generica dall’area adriatica. Per il manufatto in esame non è possibile definire precisamente l’area di provenienza, considerata la difficoltà di attribuzione delle produzioni di Dressel 6A e Lamboglia 2 in mancanza di fattori discriminanti nella composizione petrografica39.

Corredo epigrafico: bollo MAR·B a lettere rilevate entro cartiglio rettangolare (5×1,5 cm, h lettere 0,8 cm) disposto per obliquo sulla porzione superiore dell’orlo.

Lamboglia 2/Dressel 6A

Contesto di provenienza: Ravenna, via d’Azeglio, US 1110, domus con soglia a racemi (inv. 147414).

Dimensioni: Ø orlo 15 cm, h orlo 5,8 cm, largh. collo 9,5 cm, h max. cons. 29,5 cm.

Descrizione: L’anfora si presenta ben conservata nel suo profilo superiore. L’orlo molto spesso, a fascia e modanato all’esterno, ha un leggero incavo all’interno. Una sottile incisione corre lungo la circonferenza dell’orlo, continuando anche sul bollo. Il collo troncoconico si conserva fino all’attacco con la spalla, il cui profilo lascia presumere un corpo ovoidale. Le anse, a profilo verticale, sono massicce e percorse da costolature. Come il precedente, il contenitore appartiene alla tipologia di transizione Lamboglia 2/Dressel 6A, con confronti lungo tutta la costa adriatica (vedi supra, n. 1) ed in particolare dal porto di Ancona40. L’impasto si presenta polveroso e compatto, di colore arancio-rosato all’interno con chamotte anche di grandi dimensioni e inclusi neri, bianchi e rossi di piccole dimensioni, mentre all’esterno doveva essere più chiaro, ma il cromatismo originario è alterato da tracce di bruciato. L’impasto trova confronto con una sezione sottile di Dressel 6A proveniente da Suasa41, di provenienza generica dall’area adriatica.

Corredo epigrafico: bollo capovolto MITRAE entro cartiglio rettangolare (5,2×1,5 cm, h lettere 1,1 cm) al centro dell’orlo; graffito post cocturam HE capovolto (h 6 cm) inciso alla base del collo.

Lamboglia 2

Contesto di provenienza: Ravenna, via d’Azeglio, US 1140, strada (inv. 268805).

Dimensioni: Ø orlo 16 cm, h orlo 4,5 cm.

Descrizione: Il contenitore, in sette frammenti, si conserva per il profilo superiore, da orlo a spalla. L’orlo è a fascia, con il labbro leggermente inclinato verso l’esterno ed incavo interno. Il collo è troncoconico e si imposta sulla spalla scivolata da cui dipartiva il corpo ovoidale. Le anse, impostate al di sotto dell’orlo e sulla curvatura della spalla, hanno profilo verticale. Il contenitore può essere attribuito alla forma Lamboglia 2, con confronti in area costiera adriatica: fra questi i più puntuali si ritrovano ad Ancona42 e Pola43, databili tra il secondo quarto e la metà del I secolo a.C. L’impasto si presenta polveroso e compatto, di colore beige-rosato all’esterno, in parte annerito, mentre all’interno è rosato scuro. Gli inclusi visibili sono di colore nero, rosso e bianco di piccole dimensioni. L’impasto trova confronto con una sezione sottile di Lamboglia 2 da Suasa44, di provenienza generica dall’area adriatica.

Corredo epigrafico: bollo ANTIOC entro cartiglio rettangolare con bordi smussati (4,1×1 cm, h lettere 0,7 cm) sulla porzione superiore dell’ansa.

Dressel 6B

Contesto di provenienza: Ravenna, via d’Azeglio, US 1125 (inv. 156030).

Dimensioni: Ø orlo 19 cm, h orlo 5,2 cm, h max cons. 21 cm.

Descrizione: L’anfora si conserva nel profilo superiore, da orlo a collo, ad eccezione delle anse. L’orlo è a fascia obliqua e ben marcato nella parte terminale, costituito da uno scalino sul labbro convergente verso l’esterno. Al di sotto dell’orlo si attaccano le anse massicce, curvilinee e a sezione ovoidale, mentre il collo si presenta troncoconico. Il contenitore può essere accostato sotto il profilo morfologico alle anfore olearie provenienti dall’area istro-croata45 e padana (Padova, Trieste)46. L’impasto si presenta abbastanza depurato e poco polveroso, di colore rosato e leggermente più chiaro con toni beige all’esterno. Gli inclusi sono di piccole dimensioni principalmente neri, rossi e bianchi. La tipologia dell’impasto è affine a quello delle officinae istriane47 e padane48. L’affinità archeometrica tra impasti istro-croati e cisalpino-padani viene spesso integrata dalle informazioni fornite dal corredo epigrafico, che talora permette di circostanziare la regione di provenienza dei contenitori. Nel caso in esame, trattandosi di un bollo inedito su Dressel 6B, non è possibile formulare ipotesi più precise circa l’area di produzione.

Corredo epigrafico: bollo THEOad andamento obliquo e capovolto entro cartiglio rettangolare con angoli smussati (4,5×1,2 cm, h lettere 1 cm).

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Notes

  1. Lo studio del contesto archeologico e dei materiali restituiti dallo scavo è in corso grazie ad una convenzione tra la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Modena, Ferrara e Reggio Emilia e il Dipartimento di Storia, Culture Civiltà dell’Università di Bologna, sotto la direzione della prof.ssa I. Baldini. Sullo scavo e le fasi del complesso si vedano Baldini Lippolis 2001; Montevecchi, ed. 2004; Montevecchi & Bolzani 2012; Baldini et al. 2019. Per i risultati preliminari dello studio della cultura materiale: Baronio et al. 2018; Guarnieri et al. 2019, 217; Bandinelli et al. 2021; Marsili in corso di stampa.
  2. Una campionatura dei contenitori da trasporto è stata analizzata in occasione della tesi di laurea magistrale discussa dalla dott.ssa I. Bandinelli (per la schedatura dei manufatti qui presi in esame si veda l’appendice a questo contributo). Per alcune considerazioni preliminari si rimanda a Bandinelli et al. 2021.
  3. Stringenti confronti morfologici da Ancona (Forti & Paci 2008, 319-320, fig. 2.3) e Suasa (Gamberini 2014, 547). Vedi inoltre Appendice, n. 1.
  4. Confronti puntuali: CIL,IX, 6079, 12; Desy 1989, 543. Per la proposta di scioglimento del bollo con il nome di un ingenuus, ovvero Mar(aeus) Be[t]il(ienus), cfr. Garofoli 2009-2010, nota 9.
  5. Palazzo 1994, 60; Manacorda 1994, 29-30.
  6. Gregori & Galli 1998, 21-22; Nonnis 2001, 475, 478; Garofoli 2009-2010, 17.
  7. Vedi Appendice, n. 2.
  8. Starac 2008.
  9. Forti & Paci 2008.
  10. Pesavento Mattioli 1992, 191 (MITRE).
  11. Bruno 1995.
  12. Per la localizzazione in Puglia della produzione di anfore Lamboglia 2 bollate Mithrae cfr. Cipriano 1994, 209.
  13. Pesavento Mattioli 1992, 173 (MITRE).
  14. Forti & Paci 2008, 321; Marengo & Paci 2008, 323; Forti 2011, 233.
  15. Desy 1989, n. 38.
  16. Buora et al. 2008, 7.
  17. Starac 2008, 123-125 (Lamboglia 2 e Lamboglia 2/Dressel 6A).
  18. CIL, III, 7309,18 (MITRE).
  19. Panciera et al. 2006; Rigato & Mongardi 2017, 103-104.
  20. Vedi Appendice, n. 3.
  21. Solin 2003, 209.
  22. Aquileia (Buora et al. 2008, 2), Pegognaga (Toniolo 1996, 247), Milano (Bruno 1995, 165-167), Padova (Pesavento Mattioli & Mazzocchin 1992, 177), Modena (Mongardi 2018, 161, n. 5), Bologna (Desy 1989, 40).
  23. Pula (Starac 2008, 125).
  24. Delo (RTAR I, n. 83).
  25. Callender 1965, n. 87c.
  26. La Alcudia (Márquez Villora & Molina Vidal 2005, 185, n. 71).
  27. Gamper 2007, 158, fig. 2.
  28. Rancoule 1980, fig. 47.25; Cipriano & Carre 1989, 77-80; Carre & Pesavento Mattioli 2003, 460; Long et al. 2010, 48; Márquez Villora & Molina Vidal 2005, 161; Corrado 2009, 6-7; Panella 2010, 97; Garozzo 2011, 481; Mazzocchin 2011, 255.
  29. Vedi Appendice, n. 4.
  30. Marion & Starac 2001, 99-107. Vedi inoltre Cipriano 2009, 177.
  31. Vitali et al. 2016, 518.
  32. Buora et al. 2008.
  33. Stoppioni 2011, 218, fig. 6.25.
  34. Forti 2011, 235, fig. 8.
  35. Gamberini 2014, 547, fig. 7, n. 12.
  36. Corti & Tarpini 2001, fig. 1.4.
  37. Bruno 1995, 155, fig. 2.
  38. Gamberini 2014, fig. 8.1, tav. 6.8, an. 62.
  39. Sulle produzioni di Lamboglia 2 localizzate nel Picenum meridionale e nell’Apulia cfr. Menchelli et al. 2008, 379.
  40. Forti & Paci 2008, fig. 3, n. 4.
  41. Gamberini 2014, fig. 8.2, tav. 6.9, an. 83.
  42. Forti & Paci 2008, 319, fig. 2.3-4.
  43. Starac 2008, 123.
  44. Gamberini 2014, fig. 7.8, tav. 6.7, an. 56.
  45. Bezeczky 1998, 12.
  46. Ventura & Degrassi 2018, 450-454.
  47. Mazzocchin 2013, fig. 28 (atelier di Fasana).
  48. Cipriano 2009, 182-183.
ISBN html : 978-2-35613-407-3
PRIMALUNA_8
Posté le 30/07/2021
EAN html : 9782356134073
ISBN html : 978-2-35613-407-3
Publié le 30/07/2021
ISBN livre papier : 978-2-35613-409-7
ISBN pdf : 978-2-35613-408-0
ISSN : 2741-1818
12 p.
Code CLIL : 4117 ; 3385
DOI : 10.46608/primaluna8.9782356134073.18
licence CC by SA

Comment citer

Marsili, Giulia (2021) : “Produzioni ceramiche dallo scavo della domus di via d’Azeglio a Ravenna: testimonianze archeologiche ed epigrafiche »”, in : Rigato, Daniela, Mongardi, Manuela, Vitelli Casella, Mattia, a cura di Adriatlas 4. Produzioni artigianali in area adriatica: manufatti, ateliers e attori (III sec. a.C. – V sec. d.C.), Pessac, Ausonius éditions, collection PrimaLun@ 8, 2021, 309-320, [En ligne] https://una-editions.fr/produzioni-ceramiche-scavo-della-domus-ravenna/ [consulté le 23 juillet 2021].

Au téléchargement

Contenu(s) additionnel(s) :

Illustration de couverture • Particolare della stele del faber P. Longidienus, Museo Nazionale di Ravenna. DOI
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