La présente étude vise à mettre en évidence la manière dont la toponymie contribue à la reconstruction du territoire antique et offre des pistes de réflexion stimulantes pour la recherche historique. À cet égard, le dème attique de Halai Aixônidès, dont le nom signifie littéralement « salines aixonéennes », représente un cas emblématique. À partir de l’analyse des deux termes qui composent le toponyme, il a été possible de mettre l’accent sur plusieurs questions. Le mot Aixônidès suggère d’emblée une relation, au moins topographique, avec Aixônè, qui est d’ailleurs identifiée avec le dème voisin, au Nord. Cependant, comme le mot Aixônidès n’a jamais été associé au nom Halai dans les témoignages épigraphiques ou littéraires antérieurs à Strabon, nous avons étudié le phénomène d’homonymie entre dèmes. Une telle étude se révélait indispensable, à cause de l’existence en Attique d’un autre Halai, situé au Sud d’Araphèn et défini par les auteurs postérieurs comme Halai Araphènidès, mais également attesté uniquement comme Halai dans les sources épigraphiques. La deuxième information fournie par le nom de lieu provient de l’étymon de Halai, lié au nom grec du sel : ἅλς. Ceci nous a amené à réfléchir sur la présence de cette ressource en Attique, puis à considérer les données concernant l’existence de marais salants dans le territoire du dème.
Il presente contributo intende mettere in luce il valore informativo che la toponomastica può assumere per la riflessione sul territorio antico. L’attenzione per i nomi dei luoghi può infatti condurre l’indagine verso specifici temi o fornire indizi che trovano talvolta riscontro in altre tipologie documentarie. A tal riguardo, il caso del demo di Halai Aixonides, sito sulla costa occidentale dell’Attica, nell’attuale comune di Voula-Vouliagmeni, costituisce un esempio interessante.1
Un passo dell’Athenaion Politeia offre il punto di partenza per riflettere sulla denominazione dei demi attici. Secondo quanto riportato, infatti, sarebbe stato Clistene a chiamare alcuni tra i demi con toponimi desunti dai luoghi, mentre ad altri diede il nome dei fondatori:
κατέστησε δὲ καὶ δημάρχους, τὴν αὐτὴν ἔχοντας ἐπιμέλειαν τοῖς πρότερον ναυκράροις· καὶ γὰρ τοὺς δήμους ἀντὶ τῶν ναυκραριῶν ἐποίησεν. προσηγόρευσε δὲ τῶν δήμων τοὺς μὲν ἀπὸ τῶν τόπων, τοὺς δὲ ἀπὸ τῶν κτισάντων.2
I commentatori ritengono all’unanimità che i toponimi assegnati ai demi fossero, almeno nella maggior parte dei casi, già comunemente in uso nei periodi precedenti e che essi non debbano essere considerati un’estemporanea coniazione clistenica. Sembra, infatti, che molti degli insediamenti successivamente istituzionalizzati dal sistema di Clistene si fossero sviluppati ben prima della riforma della fine del VI secolo.3 L’espressione ἀπὸ τῶν τόπων, in particolare, è stata spiegata attraverso esempi di demi i cui nomi sembrano derivare da caratteristiche del paesaggio.4 I piccoli demi di Elaious e Phegous, ad esempio, dovettero molto probabilmente il loro nome al tipo di vegetazione diffusa nell’area.5 È possibile che lo stesso valga anche per Anagyrous, sito sulla costa occidentale, la cui denominazione, secondo alcuni autori, è da riconnettere ad una pianta maleodorante che cresceva in quella zona.6 All’abbondanza di arbusti di mirto (μυρρίνη o μύρρινος), invece, la tradizione collega il nome del demo di Myrrhinous.7 In modo non dissimile, alcuni nomi ricordano elementi morfologici del territorio, come Potamos e forse anche Besa, derivato secondo alcuni dal termine che in greco indica la valle, βῆσσα.8 In questa casistica rientra senza dubbio anche Halai Aixonides, il cui significato letterale è infatti ‘saline di Aixone’.
Entrambi i termini che compongono il toponimo veicolano delle informazioni. Il termine Αἰξωνίδες suggerisce evidentemente una relazione con un altro demo, quello di Aixone, anch’esso della tribù Kekropis. Nulla nelle fonti lascia intendere che vi fosse alcuna particolare dipendenza o qualche specifico legame istituzionale con Aixone, ma vi era senz’altro un rapporto di tipo topografico, in quanto gli insediamenti erano tra loro confinanti. Prima delle indagini archeologiche del secolo scorso, la vicinanza tra i due demi era già ipotizzabile sulla base di un passo di Strabone, in cui il geografo elenca i demi seguendo un ordine da Nord, a partire da Halimous, verso Sud, ad arrivare al Sounion:
μετὰ δὲ τὸν Πειραιᾶ Φαληρεῖς δῆμος ἐν τῇ ἐφεξῆς παραλίᾳ· εἶθ’ Ἁλιμούσιοι, Αἰξωνεῖς, Ἁλαιεῖς οἱ Αἰξωνικοὶ, Ἀναγυράσιοι· εἶτα Θοραιεῖς, Λαμπτρεῖς, Αἰγιλιεῖς, Ἀναφλύστιοι, Ἀζηνιεῖς· οὗτοι μὲν οἱ μέχρι τῆς ἄκρας τοῦ Σουνίου (…).9
Il passo suggerisce con sufficiente chiarezza la contiguità topografica tra Aixone e Halai Aixonides, confermata ormai anche dai ritrovamenti epigrafici dell’area dei due insediamenti, in cui sono attestati i rispettivi demotici. Nello specifico, la ricerca archeologica ha permesso di collocare con sicurezza Aixone nell’odierna Glyphada, ossia immediatamente a Nord rispetto al territorio di Voula-Vouliagmeni, dove si collocava invece Halai Aixonides, che comprendeva l’area di questi ultimi fino al promontorio di Laimos, su cui sorgeva il santuario demotico di Apollo Zoster.10
Una situazione del tutto analoga dal punto di vista toponomastico si ripropone anche sulla costa Est dell’Attica. A Sud del demo di Araphen, infatti, si collocava quello di Halai Araphenides,11 il cui nome corrisponde a ‘saline di Araphen’, appartenenti entrambi alla tribù Aigeis.12 Come è già stato osservato, il secondo termine del toponimo, ossia ‘Aixonides’ e ‘Araphenides’ nei casi analizzati, sembra funzionare come un “modifier”, ossia un qualificante del primo, che va ad eliminare l’omonimia tra due Halai, sfruttando un’indicazione topografica.13 L’analisi della toponomastica dei demi attici, inoltre, permette di individuare un altro caso simile: vi erano infatti un Oion Dekeleikon, sito a Sud del demo di Dekeleia, entrambi della tribù Hippotontis, e un Oion Kerameikon, collocabile a Sud di Kerameis, appartenenti questa volta a due tribù diverse, la Leontis e l’Akamantis.14 Tuttavia, in Attica vi erano anche alcuni demi con lo stesso identico nome, per i quali non è attestato nessun termine qualificante, che, aggiunto alla toponomastica, servisse a rimediare al fenomeno dell’omonimia: com’è noto, vi erano infatti due demi denominati Eitea, due Oinoe, due Kolonai e due Eroiadai. È interessante notare come in ognuna di queste coppie i due demi omonimi appartengano sempre a due tribù diverse: nel caso di Halai Aixonides e Halai Araphenides, infatti, il primo apparteneva, come si è detto, alla Kekropis, mentre il secondo alla Aigeis; Oion Dekeleikon era un demo della Hippotontis e Oion Kerameikon della Leontis; i due Eitea appartenevano uno alla Antiochis, l’altro alla Akamantis; uno dei due Oinoe era un demo della Hippotontis, mentre l’altro della Aiantis; infine, un demo dei Kolonai, così come uno degli Eroiadai, faceva parte della Leontis, mentre i loro omonimi erano demi della Antiochis.15
Sembra quindi del tutto plausibile che l’omonimia tra demi fosse ovviata dall’appartenenza alla diversa tribù, ma sorge spontanea la domanda sul perché in alcuni casi, come in quello di Halai Aixonides, sia stato accostato un modifier. Va precisato, a tal riguardo, che non vi sono prove che il qualificante ‘Aixonides’ fosse già in uso in età classica e neppure che sia mai stato ufficialmente utilizzato a livello istituzionale e, anzi, il demo generalmente noto come Halai Aixonides, sulla scorta di Strabone e di lessicografi e scoliasti successivi, compare in età classica solo come Halai. Dall’analisi della tradizione che cita il demo si evince infatti che le fonti letterarie che riportano il nome bimembre sono tutte di epoca tarda, quando si dovette affermare l’aggiunta.
Strabone, nel passo citato poco sopra, sembra voler chiarire a quali demoti Halaieis intende riferirsi, in quanto specifica Ἁλαιεῖς οἱ Αἰξωνικοὶ.16 Si tratta della più antica attestazione con tale precisazione, mentre la denominazione Ἁλαί Αἰξωνίδες compare successivamente nella testimonianza di Stefano di Bisanzio, che ne fa menzione insieme all’omonimo Ἁλαί Ἀραφηνίδες.17 Infine, il termine ‘Aixonides’ ritorna ancora in uno scolio ad un verso di Callimaco che cita l’altro toponimo, Halai Araphenides, usato per la prima volta in questa forma bimembre dal poeta alessandrino.18 Lo scoliasta chiarisce che vi erano δύο Ἁλαὶ δῆμοι τῆς Ἀττικῆς: Ἁλαὶ Ἀραφηνίδες καὶ Ἁλαὶ Αἰξωνίδες: in un primo momento indica quindi solo Ἁλαὶ come nome dei due demi, per poi precisarlo ulteriormente con l’accostamento del modifier.
Diversamente, nella tradizione letteraria di età classica e della prima età ellenistica, il termine ‘Aixonides’ non è mai associato al nome Halai, tanto che risulta difficile, e spesso impossibile, distinguere tra i due omonimi, sia per noi sia indubbiamente anche per i geografi e i commentatori tardi appena citati, che sentirono la necessità di indicare il qualificante corrispondente. Non sembra invece che in origine l’apparente ambiguità imbarazzasse gli antichi. Alcuni individui Halaieis, ad esempio, sono citati con nome e demotico nelle orazioni demosteniche e non è mai precisato se essi siano Halaieis di Halai Aixonides o Araphenides.19 In tali casi, offerti nell’oratoria giudiziaria, sembra plausibile che la precisa identità dei personaggi fosse già nota all’uditorio, e che quindi l’omonimia tra i demotici non creasse difficoltà. Questo sembra evincersi con chiarezza dallo stesso Demostene nell’orazione Contro Conone, in cui si dice esplicitamente che le persone menzionate erano ben note agli ascoltatori.20 Un altro esempio è offerto da un frammento di Filocoro, che menziona l’arconte dell’anno 340/39 come Theophrastos Halaieus, individuo non associabile per noi ad uno o all’altro dei due demi.21 Anche nel genere comico si riscontra la totale assenza del modifier, come emerge da un frammento della commedia Tyrrenos di Antifane e dalle opere di Menandro.22 A quest’ultimo, in particolare, è attribuita anche una commedia dal titolo Halaieis, purtroppo perduta.23 Si tratta, tuttavia, di un’attestazione particolarmente preziosa per il tema qui discusso, perché in questo caso si conserva la successiva precisazione da parte di Stefano di Bisanzio, il quale specifica in quale dei due Halai erano ambientati i fatti, e cioè ad Halai ‘Araphenides’.24 Se gli spettatori erano in grado di riconoscere il demo in cui si svolgeva la vicenda, come sembra probabile, dovremmo invece supporre che lo identificassero grazie a qualche caratteristica della storia narrata, dell’ambientazione o dei personaggi.
In aggiunta a quanto emerge dalla tradizione letteraria, è forse ancor più rilevante notare che la forma bimembre del toponimo non è mai attestata in nessun documento epigrafico, né in età classica né post-classica e quest’ultima osservazione vale anche per l’omonimo demo di Halai Araphenides, che parimenti compare solo come Halai nelle fonti epigrafiche. L’assenza del modifier, in associazione al toponimo o al demotico, è riscontrabile non solo quando si tratta di un’iscrizione esposta nel demo, che non richiedeva certo altre precisazioni, ma anche nel caso di documenti esterni al territorio demotico. Esempi emblematici sono le liste buleutiche, le iscrizioni funerarie di Halaieis sepolti in città, oppure anche le dediche in santuari urbani e gli horoi di garanzia. In questi casi, solo l’eventuale individuazione della tribù, la prosopografia oppure ancora la prossimità del luogo di ritrovamento delle epigrafi possono confermare o talvolta solo suggerire la pertinenza ad uno dei due Halai.
Due documenti risultano particolarmente interessanti ed esemplificativi. Il primo è costituito da un’iscrizione della metà del IV secolo rinvenuta ad Atene, IG II3 4, 223, che conserva la dedica di un agalma ad Afrodite, offerto dagli Halaieis probabilmente in un santuario urbano della dea.25 Sono inoltre elencati i ventiquattro individui scelti dai demoti per realizzarlo (ll. 5-28). Solo grazie alle identificazioni prosopografiche gli studiosi hanno potuto ricondurre la dedica al demo di Halai Aixonides, essendo i personaggi dell’elenco altrimenti noti o chiaramente imparentati con individui attestati in documenti demotici coevi.26 I demoti, promotori dell’offerta, sono infatti detti semplicemente di Halai, senza altre precisazioni. Le integrazioni alle linee 1-4 ([οἱ αἱ]ρεθέντ[ες ὑπ]ὸ Ἁλα[ιῶν | τὸ ἄγ]αλμα πο[ι]ήσασθαι τεῖ Ἀφρ̣[οδίτει | στεφ]ανωθέντες ὑπὸ τῶν δη[μοτῶν | ἀνέ]θεσαν τεῖ Ἀφροδ̣[ίτει]) risultano convincenti e alla linea 1, dopo l’espressione ὑπ]ὸ Ἁλα[ιῶν non vi è spazio per pensare alla restituzione di termini come i genitivi plurali Aixonikōn o Aixonidōn. Dunque, risulta evidente che anche nel caso di una dedica in contesto urbano, per la quale diversi Halaieis vengono onorati e che dunque costituiva anche un’occasione di autorappresentazione in città, non vi era la preoccupazione di qualificarsi meglio.
Lo stesso si osserva anche nel caso di un cippo ipotecario rinvenuto da D.M. Robinson nel territorio del demo di Anagyrous, ossia il demo confinante a Est di Halai Aixonides.27 In particolare, l’horos, datato su base arcontale al 315/4, registrava un prestito di tremila dracme concesso da tre Halaieis, Mneson, Mnesiboulos e Charinos, verosimilmente a favore di un Anagyrousios.28 L’indicazione del demo è espressa in dativo con il nome dei creditori (ll. 10-14). Anche in questo caso non vi è alcun qualificante che permetta di identificare l’Halai da cui essi provengono e le corrispondenze prosopografiche sono incerte.29 Soltanto la prossimità del luogo di rinvenimento fa ragionevolmente supporre che i tre Halaieis citati appartengano al demo limitrofo, ossia Halai Aixonides, e non all’omonimo sulla costa opposta,30 anche in virtù dei rapporti più agevoli che potevano essere intessuti tra gli abitanti di demi vicini.
Alla luce di questi esempi, dunque, è possibile trarre alcune conclusioni, ma allo stesso tempo porsi nuove domande. Sembra chiaro che il demo era istituzionalmente identificato con il solo nome di Halai, del tutto omonimo quindi dell’Halai a Sud di Araphen, in modo non dissimile dagli altri casi di omonimia già citati, quali Eitea, Oinoe, Kolonai, Eroiadai. È già stato sottolineato che il sistema della toponomastica dei demi tollerava queste omonimie, le quali sono generalmente ricondotte alla conservazione di toponimi preesistenti alla riforma clistenica, ma sorge spontanea la domanda se gli Ateniesi fossero sempre in grado di cogliere la distinzione tra i due demi con identico nome. Sicuramente sì in alcuni casi, come nelle liste buleutiche, in cui i buleuti, contraddistinti dal solo demotico, sono elencati secondo la tribù di appartenenza, che è sempre diversa tra i demi con uguale toponimo.31 Tuttavia, in altre tipologie di documenti, come quelle ora illustrate, il criterio di differenziazione, qualora ve ne fosse uno, non è così facilmente identificabile e la questione rimane aperta.
La seconda informazione fornita dal toponimo è legata all’etimo di Ἁλαί, che si riconnette al nome greco del sale, ἅλς, e costituisce il primo di una serie di indizi in merito alla disponibilità di questa risorsa nel territorio demotico.
Nonostante il sale fosse d’uso consolidato per svariati impieghi nel mondo greco, le fonti che riguardano la sua produzione non sono affatto numerose.32 Sicuramente è radicata nella tradizione, sin dai poemi omerici, una forte connessione tra l’approvvigionamento di sale e la vicinanza del mare, come evidenziano infatti alcuni versi dell’Odissea, dove la non conoscenza del mare (οἳ οὐκ ἴσασι θάλασσαν | ἀνέρες) è strettamente coniugata con l’assenza del sale nelle abitudini alimentari (οὐδέ θ᾽ ἅλεσσι μεμιγμένον εἶδαρ ἔδουσιν).33
Per quanto riguarda l’Attica, la regione è citata anche da Plinio per la produzione di sale34 e lo studio di M.K. Langdon ha messo bene in luce come la presenza di questa risorsa caratterizzasse in antico tutto il litorale della penisola.35 Essendo il prodotto ricavato per evaporazione da saline e lagune naturali di origine marina, infatti, la vicinanza del mare era senz’altro fondamentale.36
Più in particolare, le aree di alcuni demi della costa risultano connotate dall’esistenza di saline in base a quanto apprendiamo sia dagli autori antichi sia dalla documentazione epigrafica. Tra le testimonianze letterarie, in questa sede risulta particolarmente interessante un passo delle Elleniche di Senofonte, che in riferimento agli eventi del 404/3 menziona come uno dei luoghi dello scontro una località chiamata ‘Halipedon’ in prossimità del Pireo:
ὁ δὲ Παυσανίας ἐστρατοπεδεύσατο μὲν ἐν τῷ Ἁλιπέδῳ καλουμένῳ πρὸς τῷ Πειραιεῖ […] ὁρῶν δὲ ταῦτα ὁ Θρασύβουλος καὶ οἱ ἄλλοι ὁπλῖται, ἐβοήθουν, καὶ ταχὺ παρετάξαντο πρὸ τῶν Ἁλῶν ἐπ᾽ ὀκτώ. […] Οἱ δ᾽ εἰς χεῖρας μὲν ἐδέξαντο, ἔπειτα δὲ οἱ μὲν ἐξεώσθησαν εἰς τὸν ἐν ταῖς Ἁλαῖς πηλόν, οἱ δὲ ἐνέκλιναν.37
Il nome è con ogni probabilità un toponimo parlante, etimologicamente ricollegabile ad una pianura connotata dalla presenza di saline.38 Infatti, Senofonte menziona esplicitamente in quest’area dei luoghi definiti proprio ‘le Saline’, davanti alle quali si sarebbe distribuito lo schieramento oplitico (πρὸ τῶν Ἁλῶν), e contestualmente cita qui delle zone paludose (εἰς τὸν ἐν ταῖς Ἁλαῖς πηλόν). L’esempio del toponimo ‘Halipedon’, dunque, potrebbe non essere dissimile dal caso del nome del demo di Halai.
Anche nella documentazione epigrafica attica non mancano riferimenti a saline specifiche site del territorio dei demi costieri. Il caso sicuramente più interessante riguarda due iscrizioni riferibili al genos dei Salaminioi e alla gestione delle loro proprietà.39 Nel primo documento, più antico (363/2), alle linee 16-19 sono elencati i possedimenti del genos, tra questi compare anche una salina, tradizionalmente localizzata nell’area del Sounion.40 Nel secondo documento, risalente a circa un secolo dopo, sono nuovamente citate le medesime proprietà, tra cui anche la salina, che dobbiamo immaginare dunque ancora in uso.41 Le due epigrafi, quindi, non solo attestano un’area di produzione di sale, ma testimoniano anche uno sfruttamento prolungato nel tempo di tale risorsa. Allo stesso modo, un’attestazione piuttosto esplicita è offerta anche dal calendario sacrificale del demo di Thorikos: in questo caso una salina è menzionata come luogo presso cui celebrare un sacrificio in onore di Poseidone e sembra del tutto probabile che essa si trovasse nel territorio del demo o in prossimità di esso.42
Per quanto concerne Halai Aixonides, insieme al toponimo, le informazioni provenienti anche da altre fonti lasciano senz’altro ritenere che l’aspetto del territorio fosse in antico connotato dalla presenza di saline. Un primo indizio è offerto dalla testimonianza di Stefano di Bisanzio, che dopo l’indicazione dell’esistenza in Attica di due demi denominati Halai, l’uno, Halai Araphenides, sito sulla costa Est, e l’altro, Halai Aixonides, su quella occidentale, menziona infine la presenza di una λίμνη ἐκ θαλάσσης, ossia una laguna di origine marina.43 Dalla lettura del passo, sembra possibile che quest’ultima fosse presente o in entrambi gli Halai, oppure quantomeno nell’ultimo menzionato, ossia il demo in oggetto. L’interpretazione della λίμνη ἐκ θαλάσσης come una salina naturale è del tutto verosimile anche alla luce di come si configurava il territorio prima dell’urbanizzazione del secolo scorso. Alla fine degli anni Sessanta del Novecento, infatti, Eliot e Arrigoni rilevavano che l’area era stata oggetto di interventi edilizi significativi, per la realizzazione di centri residenziali e balneari, e per questa ragione secondo Eliot appariva meno adatta al processo di stagnazione delle acque marine, rispetto ad alcuni anni prima, quando, a suo dire, il fenomeno sarebbe stato invece più evidente.44 Si trova in effetti conferma di ciò nella documentazione cartografica ottocentesca: l’area del demo è ben rappresentata nel foglio VIII dell’opera Karten von Attika, che mostra il territorio ancora poco alterato dallo sviluppo urbanistico.45 Nella carta sono rappresentati due laghi con l’indicazione Salzlache, uno più settentrionale, a Est del promontorio di Pounta, e uno più a Sud, a Kavouri. Queste evidenze dovevano quindi ancora caratterizzare nell’Ottocento il territorio dell’antico demo.46 Diversamente, quasi un secolo dopo, il sito del lago salato più meridionale è segnalato nuovamente da Lauter, che però indica qui una ex-salina:47 negli ultimi decenni del Novecento, quindi, la risorsa era ormai esaurita o era stata eliminata per procedere agli interventi edilizi. Lauter tuttavia dovette ritenere probabile che già in antico in quest’area della costa potessero formarsi lagune salate naturali: per indicare l’ex-salina, egli utilizza il colore rosso, adoperato nella sua rappresentazione per distinguere le evidenze antiche.48
È però possibile ipotizzare anche un’altra collocazione per un’antica salina, questa volta nell’area più meridionale del territorio demotico, a Vouliagmeni, presso il promontorio denominato Zoster. Potrebbe infatti conservarne memoria un altro passo di Stefano di Bisanzio, nel quale, descrivendo il viaggio di Latona verso Delo, egli racconta che la dea fece una sosta a Zoster, dove si bagnò ἐν τῇ λίμνῃ.49 Ritorna quindi nuovamente il riferimento alla limne e a ciò si aggiunge infine un dato toponomastico di età moderna, in quanto dai resoconti dei viaggiatori seicenteschi apprendiamo che proprio l’area di Vouliagmeni veniva chiamata anche Zoster Halikes, termine del greco moderno per ‘saline’.50
Nonostante i diversi indizi ricavabili da varie tipologie documentarie, le saline attiche non hanno lasciato quasi nessuna traccia tangibile sul terreno.51 Anche a Voula, infatti, la ricerca archeologica non ha messo in luce evidenze riconducibili con sicurezza a tale produzione, anche a seguito dei numerosi scavi condotti dall’Eforia greca nel secolo scorso.52 Non è mancato comunque il tentativo di riconoscerne le tracce. Nei primi anni Duemila sono stati indagati due contesti nell’area del lago più a Nord tra quelli indicati come Salzlache nella cartografia ottocentesca, subito a Sud di Glyphada.53 Questi consistevano in una serie di fosse di varie dimensioni, di forma circolare, quadrangolare o irregolare, con una profondità da 20 a 40 cm, che gli archeologi hanno proposto di identificare come i resti di installazioni per delle saline.54 L’interpretazione, tuttavia, per quanto suggestiva, resta incerta.
Lo stesso silenzio in merito alla produzione di sale si riscontra anche nella documentazione epigrafica del demo. Le saline non vengono menzionate né nei decreti degli Halaieis né in altre iscrizioni. Un unico documento, che rivela una certa complessità nella rendicontazione finanziaria demotica, è stato ricondotto da Z. Nemes ad un’esigenza imposta da qualche fruttuosa produzione, che egli ipotizza essere quella del sale.55 Si tratta, in particolare, di un provvedimento del demo, datato al 368/7, che stabilisce un notevole rigore nella procedura di rendicontazione locale.56 La proposta di un collegamento con lo sfruttamento delle saline, tuttavia, ha suscitato, a ragione, alcune riserve, in quanto il testo non contiene di fatto nessun indizio in merito.57 Inoltre, obiezione forse ancora più rilevante, per accogliere l’ipotesi di Nemes si dovrebbe presumere che vi fosse un controllo pubblico delle saline da parte dei demi, visto che i guadagni da esse derivanti avrebbero richiesto una rendicontazione effettuata dai magistrati demotici, il demarco e i tamiai menzionati dal documento.58 Sebbene tale possibilità non sia inverosimile, tuttavia, le modalità di gestione di questa risorsa nell’Atene classica restano per noi ignote, e non si possono escludere a priori altri regimi di proprietà e di gestione, come la concessione a privati, o il possesso effettivo da parte di questi ultimi.59 Non mancano certo indizi in merito ad un interesse diretto della polis verso il prodotto. Alcuni riferimenti conservati in Aristofane, infatti, hanno fatto ritenere che nel V secolo Atene importasse anche il sale da Megara, forse perché più adatto di quello attico per la conservazione.60 Ancora da un passo del commediografo, questa volta dalle Ecclesiazuse del 391, apprendiamo che Atene emanò un decreto che calmierava il prezzo del sale.61 I dati in nostro possesso risultano comunque molto esigui, e resta al momento difficile intuire quale fosse la modalità di gestione e di sfruttamento delle saline attiche.62
Dall’analisi qui condotta, dunque, risulta chiaro che il nome di Halai Aixonides era strettamente legato al contesto topografico e territoriale che definiva. A partire dalla riflessione sul toponimo, infatti, sono emerse tematiche stimolanti per lo studio e la definizione dell’insediamento antico. Innanzitutto, il nome ha permesso sia di sottolineare il legame territoriale tra Halai e Aixone, da cui deriva il secondo termine del toponimo, aggiuntosi in epoca tarda, sia di riflettere sull’omonimia tra alcuni demi clistenici e sul significato di tale fenomeno nel sistema amministrativo attico. Inoltre, l’etimo distintamente riconducibile ad ἅλς, insieme ai riscontri offerti da altre fonti, tra cui quelle cartografiche moderne, ha permesso di porre l’attenzione sulla presenza e lo sfruttamento di una specifica risorsa, quella del sale, di cui il territorio del demo disponeva, ma che, come di consueto, ha lasciato tracce molto esigue nella documentazione.
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Notes
- Per il demo di Halai Aixonides: Eliot 1962, 25‑34; Traill 1986, 136; Whitehead 1986, Index s.v. Halai Aixonides; Travlos 1988, 466‑479; Andreou 1994; Jones 2004, 111-116; Kouragios 2009-2011, 33‑62.
- Ath. Pol. 21.5: “Istituì anche i demarchi, con le stesse competenze dei precedenti naucrari: creò infatti i demi al posto delle naucrarie. Ad alcuni demi dette nomi desunti dai luoghi, ad altri i nomi dei fondatori”.
- Whitehead 1986, 5-16.
- Tra i demi che, secondo le fonti, devono invece il loro nome a eroi vi è ad esempio Kerameis, il cui nome secondo Pausania deriverebbe dall’eroe eponimo Ceramo (Paus. 1.3.1) e Lakiadai, dal nome dell’eroe Lacio (Paus. 1.37.2).
- Rhodes 1981, 225-226. In particolare Etym. Magn. Ἑλεεῖς. δῆμος τῆς Ἀττικῆς. ὠνόμασται δὲ ἀπὸ τοῦ ἐν αὐτῇ ἔλους· ἑλώδης γὰρ ὁ τόπος· οἱ γὰρ δῆμοι τῶν Αθηναίων, ἢ ἀπὸ τῶν τόπων, ἢ ἀπὸ τῶν παρακειμέναν αὐτοῖς, ἢ ἀπὸ τῶν ἐν αὐτοῖς Φυτῶν, ἢ απὸ τῶν ἐν αὐτοῖς χειροτεχνῶν, ἢ ἀπὸ τῶν οἰκησάντων ἀνδρῶν ἢ γυναικῶν.
- Eliot 1962, 35; Bultrighini 2015, 29-30. Un’altra tradizione vuole invece il nome derivante da quello di un eroe, Anagyros. Sull’esistenza dell’arbusto maleodorante, l’anagyris foetida, nella zona del demo, sembra basarsi la comicità di Aristofane (Lys. 67-68); Hesych. s.v. Ἀναγυράσιος· δῆμος τῆς Ἀττικῆς. ἔνθα καὶ φυτὸν δυσῶδες φύεται.
- Schol. Ar. Pl. 586, 30: Μυρρινοῦς γοῦω δῆμος ἐν Ἀττικῇ μυρρίνας ἤχων; Bultrighini 2015, 210.
- Eliot 1962, 119. L’etimologia dei nomi dei demi può essere riconnessa anche a particolarità dell’insediamento: e.g., Traill 1982, 170-171, considera verosimile la derivazione del nome del demo Phrearrhioi dal termine φρέαρ, ossia ‘fontana, cisterna’; contra Lohmann 1993, 74, 78, 108, le cui osservazioni filologiche, che Bultrighini 2015, 147-149 ritiene persuasive, lo portano a sostenere che il toponimo abbia un’origine pre-greca; Eliot 1962, 111, sostiene che il nome Amphitrope possa essere composto dai termini ἀμφί e τροπή, in riferimento alla collocazione del demo nell’area in cui si dirama in varie direzioni la strada che da Atene portava al Sounion.
- Str. 9.1.21: “Dopo il Pireo c’è il demo dei Phalereis sulla costa vicina; poi ci sono gli Halimousioi, gli Aixoneis, gli Halaieis, quelli Aixonici, gli Anagyrasioi; quindi ci sono i Thoraieis, i Lamptreis, gli Aigilieis, gli Anaphlystioi, gli Azenieis: questi si estendono fino al promontorio del Sounion”.
- Per il demo di Aixone, si rimanda a Eliot 1962, 6-24; Traill 1986, 136; Whitehead 1986, Index. s.v. Aixone; Travlos 1988, 467-468; Giannopoulou-Konsolaki 1990; Ackermann 2018. Per la localizzazione di Halai Aixonides, Eliot 1962, 33‑34; Traill 1986, 136; Travlos 1988, 466‑479.
- Traill 1975, 40.
- Per Halai Araphenides, Traill 1986, 128; Whitehead 1986, Index. s.v. Halai Araphenides; Travlos 1988, 211-215; Traill 1995, 908.
- Traill 1975, 124; Whitehead 1986, 25.
- Traill 1975, 44, 47, 52.
- Per l’appartenenza dei demi alle tribù menzionate, si rimanda a Traill 1975, 37-55.
- Si noti che l’autore, poco più avanti, citando una città della Beozia denominata Halai, la definisce omonima rispetto ai demi attici, senza ulteriori specificazioni.
- St. Byz., s.v. Ἁλαὶ Ἀραφηνίδες καὶ Ἁλαὶ Αἰξωνίδες; Hdn., De prosodia catholica, 3.1, 318 Lentz.
- Schol. Call., Hymn. 3, 173. Il toponimo ritornerà solo diverso tempo dopo nella testimonianza di Strabone: Str. 10.1.6.
- Dem., In Olymp. 4-5; In Con. 30-32; Contra Eubul. 38.
- Dem., In Con. 30-32: ἀνθρώπους οὓς οὐδ’ ὑμᾶς ἀγνοήσειν οἴομαι, ἐὰν ἀκούσητε, ‘Διότιμος Διοτίμου Ἰκαριεύς, Ἀρχεβιάδης Δημοτέλους Ἁλαιεύς (…).
- Philochor., FGrHist 328 F 53-54. Anche le iscrizioni non aiutano nell’identificazione essendo l’individuo menzionato con il solo idionimo nella formula consueta ἐπὶ Θεοφράστου ἄρχοντος (PAA 512615).
- Antiph., F 209 K–A: A. δήμου δ’ Ἁλαιεύς ἐστιν. Β. ἓν γὰρ τοῦτό μοι τὸ λοιπόν ἐστι; Men., PCG VI F 2.77 K-A: τῶν Ἅλῃσι χωρίον κεκτημένος κάλλιστον εἶ; Men., Sicyon. 355: πρόσθες θυγάτριον Ἁλῆθεν ἀπολέσας ἑαυτοῦ.
- PCG VI F 2.16.
- St. Byz., s.v. Ἁλαὶ Ἀραφηνίδες καὶ Ἁλαὶ Αἰξωνίδες:·(…) Δασύνεται δὲ τὸ Ἁλαί, ὡς καὶ ἐν τῷ δράματι Μενάνδρου ἀπὸ τοῦ Ἀραφηνίσιν Ἁλαῖς διακεῖσθαι τὰ πράγματα.
- Sul documento, Wilhelm 1942, 136-147; Whitehead 1986, 239-241; Steinhauer 1998, 239; Lambert 1999, 121 no. 26; Muller-Dufeu 2002, nr. 1635; Jones 2004, 113, nr. 4; AIO nr. 975. L’iscrizione è stata rinvenuta ai piedi nord-occidentali dell’Acropoli, nelle vicinanze dell’Eleusinion, ma ha subito senz’altro spostamenti nel corso del tempo: secondo i commentatori essa era probabilmente esposta nel santuario di Afrodite Pandemos, su cui Beschi 1969, 511-536; Santaniello 2010, 190-191.
- E.g., IG II2 1174; IG II2 1175; IG II2 5497-5499; SEG 27.25.
- Robinson 1948, 203, nr. 3. Lo studioso riferisce di aver trovato il documento a Vari, ossia nel territorio dell’antico demo di Anagyrous.
- Fine 1951, 33 nr. 17; Finley 1985, nr. 14; Whitehead 1986, 74 no. 33; Bultrighini 2015, 51-52. Per gli individui attestati come creditori, forse tra loro parenti o legati da interessi comuni, PAA 655730; 658035; 984185.
- Charinos è forse identificabile come un parente di una famiglia ben nota nel demo, quella di Chaireas figlio di Chairias, uno dei membri della commissione eletta per la dedica ad Afrodite, (IG II3 4, 223, l. 8; PAA 971555); per lo stemma della famiglia, Humphreys 2018, 1089. L’onomastica con matrice Mnes- è attestata ad Halai Aixonides (SEG 37.202; SEG 40.216), ma caratterizza l’onomastica anche dei membri di una famiglia di Halai Araphenides: IG II2 5501 (con lo stemma proposto da Kirchner); IG II2 5502; IG II2 5503; IG II2 5504; per l’analisi prosopografica di questo nucleo famigliare, Marchiandi 2011, 518-519 [Hal.Araph. 3].
- Bultrighini 2015, 52.
- Meritt & Traill 1974.
- Gallo 2002, 463-467; Carusi 2008, 20-30.
- Od. 11.122-125; 23.269-272. Gallo 2002, 460; Carusi 2008, 31-32.
- Plin., NH, 31.41, 87; Garofalo 1986, 474; Carusi 2008, 49; Langdon 2010, 49.
- Langdon 2010 con un’analisi completa degli indizi relativi alla presenza di saline in Attica.
- Petanidou 1997; Gallo 2002, 460-461; Langdon 2010, 162; Carusi 2008, 31-32, 45 s.
- Xen. Hell. 2.4, 30-34: “Pausania si accampò nella località Halipedon, in prossimità del Pireo (…). Alla vista dello scontro, Trasibulo accorse in aiuto con il resto dell’esercito oplitico e lo dispose rapidamente in otto file davanti alle Saline. (…) Questi sostennero il primo urto, ma in seguito parte di loro fu respinta verso le zone paludose che circondavano le Saline, altri cedettero”.
- Langdon 2010, 166.
- Ferguson 1938; Lambert 1997; Carusi 2008, 52-55.
- Rhodes & Osborne 2003, nr. 37; Agora XIX L4a, ll. 16-19: τὴν δὲ γῆν τὴν ἐφ’ Ἡρακλείωι τῶι ἐπὶ Πορθμῶι καὶ τὴν ἁλ{λ}ὴν καὶ τὴν ἀγορὰν τὴν ἐν Κοίληι νείμασθαι διχαστὴν ἑκατέρος, καὶ ὅρος στῆσαι τῆς ἑαυτῶν ἑκατέρος. Per un’altra proposta di localizzazione di questa salina, Lohmann & Schaefer 2000, che la collocano sullo stretto di Salamina.
- Agora XIX L4b, ll. 36-38: τὴν δὲ ἁλὴν καὶ τὴν ἀγορὰν τὴν ἐν Κοίλει κοινὴν εἶναι ἀμφοτέρων τῶν γένων; AIO nr. 948. Per il genos dei Salaminioi, Lambert 1997.
- IG I3 256bis (440-400?), l. 23-24: … ἐφ’ ἁλῆι ∶ Ποσ[ειδῶνι] | τέλεον, Ἀπόλλωνι χοῖρον; Daux 1983; Lambert 2002, 81; Matthaiou 2009, 205-206; Osborne & Rhodes 2017, nr. 146; AIO nr. 847.
- St. Byz., s.v. Ἁλαὶ Ἀραφηνίδες καὶ Ἁλαὶ Αἰξωνίδες:·δῆμοι, ὁ μὲν τῆς Αἰγηίδος, ὁ δ’ Αἰξωνεὺς τῆς Κεκροπίδος φυλῆς …ἔστι δὲ ὁ δῆμος τῆς Ἀραφηνίδος μεταξὺ Φηγαιέων τοῦ πρὸς Μαραθῶνι καὶ Βραυρῶνος, αἱ δ’Αἰξωνίδες ἐγγὺς τοῦ ἄστεος; ἔστι καὶ λίμνη ἐκ θαλάσσης.
- Eliot 1962, 26-27; Arrigoni 1969, 296.
- Curtius, Kaupert & Milchhöfer 1895-1903, f. VIII.
- Langdon 2010, 165; già Löper 1892, 410.
- Lauter 1991, 27, Taf. 34.
- Langdon 2010, 161.
- St. Byz., s.v. Ζωστήρ: τῆς Ἀττικῆς ἰσθμός, ὃπου φασὶ τὴν Λητὼ λῦσαι τὴν ζώνην καὶ καθεῖσαν ἐν τῇ λίμνῃ λούσασθαι. ἐνταῦθα θύουσιν Ἁλαεῖς Λητοῖ καὶ Ἀρτέμιδι καὶ Ἀπόλλωνι Ζωστηρίῳ. Sul mito di Latona a Zoster, Hyp., F 67 Jensen.
- Wheler 1682, 424, 450; Stuart & Revett 1762-1816, III, Pl. 2; Dodwell 1819, I, 555-556; Eliot 1969, 27.
- Langdon 2010, 161.
- Per una sintesi dell’evidenza archeologica del demo di Halai Aixonides, Andreou 1994; Kouragios 2009-2011, 33‑62. La proposta di identificare come depositi di sale le torri circolari individuate in vare aree dell’abitato di Halai è poco probabile, come sottolinea già Langdon 2010, 165, soprattutto a fronte della diffusione in tutta l’Attica di tali strutture, di frequente ricondotte ad un uso in contesto agricolo; sulle torri, Lohmann 1992; Nevett 2005, part. 90-96; Morris & Papadopoulos 2005.
- Gli scavi sono stati effettuati su odos Pr. Petrou-Athanasiou Diakou (O.T. 1) e su Leophoros Karamanle 25 (O.T. 4): ADelt. B 60 (2005), 251; ADelt. B 63(2008), 172. Altre evidenze simili erano state messe in luce presso Pl. Kretis, tra Glyphada e Voula.
- In particolare, lo scavo pubblicato nel 2005 mise in luce diciotto fosse, delle quali dodici di forma circolare, con un diametro compreso tra 0.30 e 1.20 m, mentre delle restanti sei, una era quadrata (1.0 x 1.0 m), le altre di forma indeterminata, ad eccezione di una rettangolare (1.20-2.20 x 0.50 e 0.70 m).
- Nemes 1997.
- IG II2 1174; su cui Jones 2004, 112-113, nr. 2; Brun 2005, 140; Negro 2022; AIO nr. 973. Il decreto, nello specifico, stabiliva che il demarco e i tesorieri locali depositassero mensilmente i conti (logoi) degli introiti e delle spese sostenute all’interno di una cassa (kibotos), verosimilmente sigillata, per poi procedere alla fine del loro mandato alla rendicontazione annuale con la supervisione di un revisore (euthynos). Per la pratica di euthyna si rimanda al lavoro di Oranges 2021, e ai precedenti contributi di Hansen 2003, 325‑329; Efstathiou 2007; Faraguna 2019.
- SEG 47.149 con i dubbi espressi da Stroud; Langdon 2010, 165. Più ragionevole sembra invece l’ipotesi, basata sul collegamento con altri documenti del demo (in particolare, IG II2 1175), che riconnette l’adozione di una maggiore rigidità nella rendicontazione ad un episodio di malversazione verificatosi localmente: Wilhelm 1901, 102; Wilhelm 1904; Marchiandi 2019, 392‑395.
- Per i magistrati demotici e le loro funzioni, Whitehead 1986, 121-148.
- Nel documento già citato relativo alle proprietà dei Salaminioi, ad esempio, tra i loro possedimenti compare, come si è visto, anche una salina (Rhodes & Osborne 2003, nr. 37; Agora XIX L4a, ll. 16-19). In generale, non è neppure del tutto chiara l’entità della produzione. Sul valore e il commercio del sale nel mondo antico, infatti, sono stati espressi pareri discordi: di recente Carusi 2008, part. 180-181; Moinier & Weller 2015, a sostegno dell’inserimento del sale solo in circuiti commerciali regionali; contra D’Ercole 2019, che propone invece di riconsiderare il valore di mercato del sale e una produzione orientata al mercato anche a lunga distanza; simili considerazioni anche in Carusi 2016.
- Gallo 2002, 462; per le fonti, Ar. Ach. 521, 760 con scolio ad loc. Secondo questa ricostruzione, durante la guerra del Peloponneso Atene avrebbe definitivamente controllato l’esportazione del sale da Megara a seguito dell’occupazione della città (Thuc. 3.51). Sulla diversa qualità del sale megarese, più adatto alla conservazione dei cibi, rispetto a quello attico, più adatto a salare le vivande, Plin., NH 31.41.87: Ad opsonium et cibum utilior quisquis facile liquescit, item umidior, minorem enim amaritudinem habent, ut Atticus et Euboicus. Servandis carnibus aptior acer et siccus, ut Megaricus.
- Ar. Ec., 812-814; Schol ad Ar. Ec. 813. Carusi 2008, 156-157; D’Ercole 2019, 313.
- Vista la diffusione della risorsa su tutta la costa della regione (Langdon 2010), sembra improbabile che la polis esercitasse sulla produzione di sale una sorta di monopolio, come quello imposto, e.g., dai Seleucidi nel III-II secolo nel Mediterraneo orientale, su cui Bresson 2007, 189.