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Questo libro prende le mosse da un progetto di ricerca, sfociato in una tesi di dottorato1, sull’analisi delle tecniche e dei processi di costruzione di uno dei monumenti più emblematici dell’Occidente romano: il cosiddetto Foro Provinciale di Tarraco.

L’opportunità di realizzare uno studio sulla conformazione ed evoluzione della stratigrafia architettonica di una zona specifica del cosiddetto Foro Provinciale, la denominata Volta Llarga, permise di mettere le basi per ampliare la mia ricerca ai tre spazi del grande complesso monumentale. Nelle varie fasi del lavoro fondamentale è stato il supporto delle istituzioni catalane, tra cui l’Institut Català d’Arqueologia Clàssica, presso cui è stato svolto il lavoro, la Generalitat de Catalunya, che ha finanziato il progetto, il Departament de Cultura de  la Generalitat de Catalunya e l’Ayuntament de Tarragona che hanno permesso l’accesso alle distinte zone del monumento, così come la documentazione e lo studio delle strutture in questione.

Il presente libro è però frutto di riflessioni e approfondimenti avvenuti principalmente a termine della ricerca di dottorato. Pur costituendo la base, quest’ultima è stata completamente rivisitata, modificandone organizzazione e contenuti, nell’ottica di uno studio che, come è giusto che sia, deve essere in continua evoluzione, esposto in primo luogo all’autocritica.

Una parte importantissima di quest’opera è inoltre stata realizzata nel corso del mio progetto di post-dottorato svolto presso l’Institut Ausonius dell’Université Bordeaux Montaigne. Il supporto scientifico di questo istituto e il fondamentale e prestigioso finanziamento ricevuto dall’IdEx Initiative d’Excellence de l’Université de Bordeaux hanno permesso di ampliare la mia ricerca e osservare la relazione stretta che la costruzione del Foro Provinciale necessariamente impose di instaurare con le cave di materiali da costruzione presenti nei dintorni di Tarragona. In particolare l’analisi di iscrizioni e marchi di cava rinvenuti presso la cava di El Mèdol e presso il monumento della provincia tarragonese hanno permesso di realizzare considerazioni inedite e di grande rilievo in questo ambito di studio.


Il grande complesso architettonico tarragonese, o cosiddetto “Foro Provinciale”, rappresenta senza dubbio uno dei monumenti più emblematici di epoca imperiale nelle province romane d’Occidente. L’architettura della colonia Iulia Urbs Triumphalis Tarraco giunge infatti in epoca alto-imperiale alla sua massima espressione, modificando in maniera determinante non solo il panorama urbano e monumentale della città, ma convertendosi in un vero e proprio exemplum per le province occidentali.

Il Foro Provinciale, realizzato nella parte più alta della città, si articola in tre enormi spazi, a ognuno dei quali viene attribuita una specifica valenza al tempo stesso funzionale e celebrativa: nella zona inferiore un grande circo funzionava da punto di raccolta della popolazione durante le manifestazioni e quindi da cerniera tra spazio amministrativo-religioso e la città; la terrazza intermedia era occupata da una grande piazza dalla valenza politico-amministrativa per tutta la provincia Citeriore, denominata appunto Piazza di Rappresentazione; la terza, la più alta, ospitava il luogo religioso votato al culto imperiale, una grande piazza porticata che conchiudeva il tempio probabilmente dedicato ad Augusto, denominata Recinto di Culto (fig. 4).

La conformazione del complesso architettonico rappresenta per tanti aspetti un vero e proprio unicum, tanto da aver generato, già dagli anni ’80, la necessità di creare un neologismo che potesse identificare il monumento. La questione aveva dato vita sin da subito a un inevitabile dibattito che metteva in discussione l’idoneità della denominazione, con il risultato di generare una dicotomia terminologica.

Nella produzione scientifica relativa al grande complesso architettonico tarragonese esiste infatti una doppia nomenclatura: “Concilium Provinciae Hispaniae Citerioris” (CPHC)2 e Foro Provincial3, utilizzate ambedue per identificare i tre spazi della parte alta della città.

Il Concilium Provinciae Hispaniae Citerioris costituisce letteralmente l’assemblea composta dai rappresentanti delle colonie e dei municipi di tutta la provincia, i quali, con frequenza annuale, si riunivano nella capitale della provincia Citeriore per nominare il flamen del culto imperiale e partecipare alle cerimonie che vi erano annesse4.

La nomenclatura di “Foro Provinciale” costituisce invece un neologismo utilizzato per definire un tipo particolare di foro in cui l’architettura tradizionale di questi spazi si lega intimamente ad aspetti liturgici del culto imperiale celebrato nelle province5. Infatti, sebbene il forum nella sua accezione più generale costituisce il principale centro dei nuclei urbani di fondazione romana, luogo di mercato, centro politico-religioso e affaristico della città6, nel caso dei “fori provinciali” assume un significato ben più esteso, rappresentando non più solo il centro amministrativo e cultuale di una sola città, bensì dell’intera provincia7.

In un noto articolo del 1993 W. Trillmich apre un dibattito, poi ripreso da D. Fiswich8, sulla terminologia di “Foro Provinciale” o “Forum Provinciae Hispaniae Citerioris” mettendo in evidenza come si tratti di una nomenclatura priva di qualsiasi riscontro nelle fonti antiche. Come sottolinea D. Fiswich (1995, 186), è certo che nel caso tarragonese si tratta di un’architettura creata ad hoc, che associa finalità politico-amministrative alla celebrazione del culto imperiale e del concilium della provincia Citeriore. Tuttavia, venendo meno una coerenza nei modelli architettonici delle altre due capitali di provincia ispaniche, Merida e Cordova, non è possibile stabilire l’esistenza di una precisa tipologia architettonica relativa ai “fori provinciali”, circostanza che invaliderebbe, secondo l’autore, l’utilizzo di tale terminologia.

La dicotomia terminologica nella definizione dei tre spazi architettonici di Tarraco nasce dunque dal ritenere da una parte che la nomenclatura di “foro” risulti fuorviante nell’identificazione dell’intero complesso9, rimandando tecnicamente solo a uno dei tre spazi che lo compongono, la Plaza de Representación, il vero e proprio forum in cui si riuniva il concilium. D’altra parte, si contesta la denominazione di Concilium Provinciae Hispaniae Citerioris in quanto tale definizione, seppur attestata in antico, non si riferisce a uno spazio articolato architettonicamente, ma alla riunione dell’assemblea della provincia che si teneva annualmente nella capitale ispanica.

All’interno di questo lavoro si è deciso di adottare la terminologia di Foro Provinciale, ritenendo che essa possa definire e spiegare in maniera conforme la concezione di spazi e strutture architettoniche che pur costituendo edifici indipendenti, si vincolano e relazionano strettamente in un unico complesso costruttivo.

La definizione stessa di foro, la propria organizzazione e planimetria, segue un’evoluzione spaziale e concettuale, sin dalle sue origini e nel corso dei secoli, al passo con lo sviluppo degli assetti politico-amministrativi e del panorama giuridico-istituzionale della città romana. Ben presto l’area forense si popola di edifici annessi alla piazza vera e propria che assumono progressivamente una disposizione sempre più regolare e preordinata. Edifici come la basilica, la curia, il tempio, si convertono in elementi propri e imprescindibili del medesimo foro. Nella definizione proposta da P. Gros viene sottolineato come il foro non sia solo un edificio o un singolo spazio, bensì sia costituito da un insieme di volumi architettonici organizzati in forma più o meno coerente attorno a una piazza10. A partire da epoca augustea il foro assume caratteristiche sempre più coerenti determinate da principi di simmetria e gerarchia carichi di valori simbolici, che articolano la stessa area forense come uno spazio fortemente unificato e al medesimo tempo organizzato secondo una scansione architettonica prestabilita. Le strutture del foro, dominate dal tempio, sede del culto imperiale, vengono dunque svuotate dalle funzioni originarie e dai valori tradizionali, mentre su queste prendono il sopravvento soluzioni formali volte a sottolineare specifiche valenze di natura simbolica11.

Allo stesso modo il foro della “parte alta” di Tarraco, nel rappresentare una volontà di affermazione da parte delle nuove élites urbane e al tempo stesso nell’esaltare e celebrare il potere centrale sempre più sacralizzato, è da intendersi come un’area forense i cui edifici, ognuno con specifiche valenze funzionali, sono parte di un unico e coerente complesso architettonico.

La produzione scientifica sul Foro Provinciale ha permesso negli ultimi 40 anni di arricchire e approfondire in maniera sempre più dettagliata la conoscenza del monumento. L’eccezionale complesso architettonico della capitale della provincia Citeriore aveva attratto l’interesse di antiquari e storici sin dal XVI secolo. Fu poi a partire dagli anni ’70, con gli studi condotti da T. Hauschild12 in ambito architettonico e da G. Alföldy13 in ambito epigrafico, che i resti romani della parte più alta della collina della città, organizzati in tre terrazze, furono identificati come sede del culto imperiale, dando grande impulso a numerosi lavori e indagini archeologiche. A seguito dei primi importantissimi scavi archeologici, realizzati soprattutto nella zona della terrazza superiore, grande attenzione attirarono i ritrovamenti di materiale di decorazione architettonica, grazie ai quali fu possibile elaborare le prime ipotesi di restituzione dell’aspetto di alcuni settori del monumento, primo tra tutti il portico del recinto sacro.

Negli ultimi anni gli studi sull’architettura del monumento sono avanzati a tal punto da permettere di proporne una ricostruzione tridimensionale, creando un prodotto che ha certamente facilitato la comprensione degli spazi del Foro Provinciale. Recentemente, il proliferare dell’uso delle cosiddette nuove tecnologie ha generato documenti, alcuni dalla dubbia utilità, finalizzati a una ricerca tesa a migliorare le tecniche di documentazione archeologica, ma non la comprensione delle evidenze, con il risultato, purtroppo frequente, di ottenere un prodotto informatizzato privo di quei dati frutto della fase di analisi e interpretazione.

Nonostante la ricca bibliografia, non mancano però questioni ancora irrisolte, come l’evoluzione costruttiva dei tre spazi o l’interpretazione architettonico-funzionale di alcuni settori. Da questo punto di vista l’archeologia urbana continua a essere senza dubbio uno dei motori
che alimentano la ricerca, fonte di informazione imprescindibile per affrontare lo studio di un edificio integrato in un centro dalla densa stratigrafia architettonica, dove le strutture di epoca romana sono state reimpiegate sin da età tardo-antica, perpetuando l’installazione di attività umane in uno stesso spazio urbano.

Il presente lavoro, inserendosi dunque all’interno degli  studi già editi, ha avuto la finalità di proporre un’analisi integrale e approfondita del monumento, in una maniera finora inedita a Tarragona. Partendo dall’osservazione delle strutture superstiti, l’obiettivo è stato quello di indagare le caratteristiche tecniche e i processi di costruzione. Lo studio dello sviluppo del cantiere edilizio ha contribuito a far emergere la dinamicità costruttiva del monumento, frutto dell’evoluzione di un concetto progettuale che, come spesso accade, ha dovuto adattarsi al mutare di esigenze di natura diversa come condizionamenti esterni, volontà politica o dei committenti, ma anche riprogettazioni in corso d’opera dovute a errori o al sopraggiungere di nuove necessità costruttive.

La documentazione grafica ha rappresentato il punto di partenza14. Pur esistendo già in alcuni casi i rilievi delle strutture, realizzati soprattutto negli anni ’80 e ’90 del secolo scorso,  in fase di approccio preliminare è stato deciso di eseguire nuovi elaborati grafici, nella convinzione che il momento del rilievo nello studio di un monumento si traduce sempre in un irrinunciabile e fondamentale percorso conoscitivo. Allo stesso modo l’attività
di rilievo ha permesso di aggiornare la documentazione dei resti allo stato di conservazione attuale, oltre a colmare le lacune in caso di documentazione assente. Per la realizzazione degli elaborati grafici si è fatto uso della fotogrammetria15 e di ortofotopiani la cui ormai nota qualità nella restituzione di dati metrici e geometrici ha permesso di documentare in maniera veloce ed efficace resti ormai perfettamente integrati nel tessuto odierno della città. Il perpetuarsi del tessuto urbano moderno all’interno dello stesso contesto di epoca antica, infatti, ha contribuito da un lato in maniera positiva alla conservazione delle strutture romane, dall’altra ne ha limitato l’accessibilità e fruizione. I ruderi si trovano spesso all’interno di proprietà private o gestite da privati (ristoranti, bar, strutture abitative private, etc.) ed è stato quindi necessario tenere fortemente presente il fattore “spazio e tempo” al momento di documentare le evidenze16.

Ma la finalità di questo lavoro è stata anche quella di proporre un’opera monografica dedicata al cantiere di costruzione del Foro Provinciale, opera finora assente nella bibliografia sul sito. Tra i lavori monografici finora realizzati si può certamente citare l’utilissima pubblicazione della “Planimetria Arqueológica de Tarraco” (2007), la quale ebbe il merito di presentare una prima base planimetrica dei resti conosciuti fino al 2004. La finalità di tale lavoro fu quella di fornire una raccolta di dati archeologici, bibliografici e planimetrici, ma non quella di effettuare un’analisi puntuale delle evidenze. Purtroppo l’opera non ha continuato a essere aggiornata, sebbene ci si augura una prosecuzione del progetto. Nel 2009 O. Martin e J. Rovira pubblicarono un libro sull’architettura e l’urbanistica della parte alta di Tarraco, focalizzandosi però principalmente sullo studio dei calcoli geometrici per la realizzazione della planimetria dell’edificio. Infine, sebbene non si possa considerare un’opera monografica, il recente lavoro pubblicato da R. Mar, J. Ruiz de Arbulo, D. Vivó, J.A. Beltrán-Caballero e F. Gris nel 2012 e 2015 sull’architettura della città di Tarraco, ha visto una parte importante del secondo volume dedicata al Foro Provinciale in cui si raccolgono in particolare un’approfondita ricerca storica e le restituzioni tridimensionali del monumento.

Il presente lavoro è stato suddiviso in sei parti. A seguito di una breve ma dettagliata storia degli studi e degli scavi, si è deciso di analizzare le caratteristiche tecniche di ognuna delle tre terrazze del monumento che, seppur perfettamente integrate tra loro, costituiscono comunque degli spazi indipendenti. Successivamente, nel capitolo cinque, sono state realizzate considerazioni sul processo costruttivo, indispensabili per la comprensione del funzionamento del cantiere nella sua totalità, a partire dagli importantissimi dati che fornisce la cava di estrazione del principale materiale di costruzione utilizzato, ovvero la cava di El Mèdol. Nel capitolo sei si sono voluti proporre degli spunti di riflessione, senza alcuna pretesa di giungere a una comprensione esaustiva, su alcune delle tematiche che continuano a costituire degli elementi di discussione all’interno del dibattito scientifico, come i finanziamenti per la costruzione o l’esistenza di modelli e riferimenti architettonici e planimetrici nella realizzazione del Foro Provinciale.

Infine, a seguito di una breve appendice che raccoglie la schedatura dei capitelli di lesena tuscanici che decoravano la terrazza intermedia, si includono 9 tavole in formato A3. Tra queste si annoverano: il rilievo delle strutture della terrazza superiore che presentano un miglior stato di conservazione e la proposta ricostruttiva della decorazione del portico che circondava la piazza; le sezioni ricostruttive dei tre lati della terrazza intermedia e infine il rilievo dei paramenti che includono aperture di accesso nella cosiddetta Torre del Pretori.

Notes

  1. Questo lavoro nasce dalla prosecuzione degli studi e dalla rielaborazione dei dati raccolti nel corso della tesi di dottorato “El Foro Provincial de Tarraco: análisis de técnicas y procesos de construcción” realizzata presso l’Institut Català d’Arqueologia Clàssica e discussa alla fine del 2014 presso l’Universitat Rovira i Virgili di Tarragona.
  2. Ted’a 1989b, 141-191.
  3. Ruiz de Arbulo 2007.
  4. Ruiz de Arbulo 1998, 49.
  5. Gros 1996, 229.
  6. Carettoni 1960, 723.
  7. Gros 1996, 229.
  8. Fiswich 1995.
  9. Macias et al. 2009.
  10. Gros 1996, 207.
  11. Morselli 1994, 723.
  12. Hauschild 1974; 1983.
  13. Alföldy 1973.
  14. La base topografica impiegata per georeferenziare i resti è stata la stessa impiegata nella realizzazione della planimetria archeologica di Tarraco nel 2007. Si ringrazia per la collaborazione nella raccolta dei dati e per il supporto nelle prime fasi di questo lavoro l’Unitatde Documentaciò Gráfica dell’InstitutCatalà d’Arqueologia Clàssica in particolare P. Aliende e Iñaki Matias.
  15. Vinci 2013; Vinci et al. 2013.
  16. Vinci 2012.
ISBN html : 978-2-38149-006-9
Posté le 30/08/2020
EAN html : 9782381490069
ISBN html : 978-2-38149-006-9
Publié le 30/08/2020
ISBN livre papier : 978-2-35613-358-8
ISBN pdf : 978-2-35613-357-1
ISSN : 2741-1508
206 p.
Code CLIL : 4117 ; 3385
http://dx.doi.org/10.46608/DANA2.9782381490069.3
licence CC by SA

Comment citer

Vinci, Maria Serena, “Introduzione”, in : Vinci, Maria Serena, Il “Foro Provinciale” di Tarraco (Hispania Citerior): tecniche e processi edilizi, Pessac, Ausonius éditions, collection DAN@ 2, 2020, p. 13-18, [En ligne] https://una-editions.fr/introduzione [consulté le 7 septembre 2020].

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