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Catégorie : Histoire

Accès au livre Vix et le phénomène princier
The colloquium on ‘Vix and the Princely Phenomenon’ was held at Châtillon-sur-Seine in 2016. It was organized as a sequel to the 1993 event (Brun & Chaume (eds) 1997). Participants at the first symposium were predominantly ‘prince-sceptical’. Back in 1993 the systemic perspective we defended had been contested by supporters of the post-processualist movement initiated by Ian Hodder (1982).
Accès au livre Vix et le phénomène princier
Le colloque “Vix et le phénomène princier” s’est tenu à Châtillon-sur-Seine en 2016 ; il a été organisé comme une suite de celui de 1993 (Brun & Chaume, éd. 1997). La conception qui dominait parmi les participants du premier symposium était “princiéro-sceptique”. En 1993, la perspective systémique que nous défendions avait été contestée par des adeptes du courant post-processualiste, lancé par Ian Hodder (1982).
Accès au livre Vix et le phénomène princier
En 1953, était découverte par René Joffroy et Maurice Moisson, au pied du mont Lassois, la tombe de la princesse de Vix et son trésor datés du début du VIesiècle av. J.-C., confirmant le caractère hors norme de ce terroir qui livrait depuis le début des années 30 des tessons de céramique peinte et des fibules illustrant les échanges entre Celtes et populations méditerranéennes.
Nella Puglia meridionale la facile disponibilità di argille adatte alla modellazione di forme ceramiche è elemento che nel corso dei secoli ha determinato lo sviluppo di un artigianato capace di produzioni destinate agli usi quotidiani ma anche di realizzazioni che si collocano in un ambito di pregio artistico.
Nella Puglia meridionale la facile disponibilità di argille adatte alla modellazione di forme ceramiche è elemento che nel corso dei secoli ha determinato lo sviluppo di un artigianato capace di produzioni destinate agli usi quotidiani ma anche di realizzazioni che si collocano in un ambito di pregio artistico.
Nella Puglia meridionale la facile disponibilità di argille adatte alla modellazione di forme ceramiche è elemento che nel corso dei secoli ha determinato lo sviluppo di un artigianato capace di produzioni destinate agli usi quotidiani ma anche di realizzazioni che si collocano in un ambito di pregio artistico.
Il presente lavoro verte su una raccolta delle evidenze archeologiche ed epigrafiche attestanti l’attività laniera nei territori facenti parte della V Regio in epoca romana e che oggi corrisponde alla Provincia di Teramo. Tale contributo nasce, infatti, dall’intento di delineare un quadro d’insieme sulla produzione laniera nel territorio teramano e, in particolare, di definire la distribuzione dei luoghi di rinvenimento di queste attestazioni: premessa fondamentale per poter individuare eventuali centri di produzione manifatturiera, ma anche per verificare se tali attività fossero predominanti in centri urbani, o piuttosto presso gli insediamenti rurali.
La Municipalità di Acquaviva delle Fonti (BA), nel 1998, intese promuovere la conoscenza delle aree di interesse storico-archeologico del proprio territorio, per definirne il Piano Regolatore Generale e determinare il programma di intervento volto alla tutela e alla promozione del comparto paesaggistico comunale (fig. 1). Nell’ambito dello studio urbanistico di disaggregazione degli spazi rurali fu dunque avviato il preliminare censimento dei siti archeologici realizzato mediante sopralluoghi mirati nel territorio e applicati ad aree ritenute potenzialmente rilevanti sulla base di indicazioni attinte alla storiografia disponibile.
L’archeologia tessile si occupa della produzione di tessuti ottenuti intrecciando fibre di origine vegetale, animale o minerale, a mano o con l’ausilio di strumenti: una delle prime forme di tecnologia artigianale sviluppate dall’uomo per un’innumerevole quantità di funzioni. Campi di interesse sono le tecniche di produzione a partire dal reperimento delle fibre fino alla realizzazione del prodotto finito, alla sua eventuale commercializzazione e al suo consumo.
Le ricerche condotte dalla Soprintendenza Archeologica dell’Emilia Romagna tra il 1993 e il 1994 in via d’Azeglio, a Ravenna, hanno portato alla luce un ampio complesso residenziale, collocato nel quadrante nord-occidentale della maglia insediativa urbana. Il contesto indagato, composto da nuclei abitativi affacciati su un asse viario dotato di un sistema di smaltimento delle acque, rappresenta un unicum nel quadro delle indagini sul centro ravennate, sia per collocazione topografica che per sviluppo diacronico.
Tra il 2005 e il 2006 sono state condotte due campagne di scavo presso S. Lorenzo in Strada, località già nota da tempo agli studiosi per i numerosi rinvenimenti di età romana che documentano un fiorente nucleo abitativo a sud di Rimini, strettamente correlato al percorso viario pre-protostorico regolarizzato dal console Flaminio nel 220 a.C. (fig. 1). Questo villaggio, che rientra oggi nel territorio del comune di Riccione, è noto prevalentemente per i resti di una vasta necropoli indagata a più riprese e costituita da più di un centinaio di sepolture (tuttavia ancora inedita dal punto di vista scientifico).
Ai fini di un lavoro complessivo, ancora in corso, sulle anfore riminesi, sono stati presi in esame ventisei scavi urbani; lo spoglio ha interessato alcune delle maggiori domus, mentre sono state escluse le necropoli. Le anfore sono presenti in tutti i siti con percentuali abbastanza alte, indipendentemente dalla collocazione urbanistica e dalla cronologia.
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